Semifinali di Heineken Cup: tutte le contendenti sulla bilancia di Marco Bortolami

ph. Paul Childs/Action Images

Scopriremo solo a maggio con cosa verrà riempita l’ultima Heineken Cup per il brindisi finale: Champagne, Guinness o Lager dipenderà da come finiranno le due semifinali di Twickenham e Marsiglia. Per una volta cercheremo di fare un pronostico “a bordo campo” in base ai contenuti tecnici ed umani che le quattro semifinaliste hanno espresso fino ad oggi. I pronostici sono fatti per essere smentiti, ma cercare di capire come i team affronteranno gli ottanta minuti che li dividono dalla finale ci permetterà, forse, di decifrare meglio le tattiche di quattro squadre molto diverse tra loro.

Il primo quarto di finale ha visto Munster demolire un’inconsistente Tolosa, che non è mai entrato veramente in partita e che non ha dimostrato di possedere la chiarezza di idee e la determinazione giusta per espugnare il Thomond Park di Limerick. La Red Army ha fatto l’usuale partita ordinata cercando di occupare il più possibile la metà campo di Tolosa per poi scatenare tutta la furia nelle occasioni avute nei 22 metri avversari. Lo schema tattico utilizzato in questa zona del campo è molto semplice: tutti gli avanti giocano nel senso del gioco, attaccando in maniera molto diretta e vicino alla ruck per guadagnare la linea del vantaggio e far ritardare il ripiazzamento dei difensori nel senso del gioco.
Questo viene fatto perché i primi due/tre difensori vicino al punto di incontro sono quelli più “vulnerabili” da un gioco multi-opzionale del mediano di mischia in attacco, per cui non potendo anticipare troppo la salita oltre la linea del vantaggio sono costretti a subire l’inerzia dello scontro fisico, al contrario invece di quello che accade per i difensori più esterni, che hanno più tempo e spazio per mettere nel mirino gli attaccanti. Se questi movimenti sono ripetuti in rapida successione con un avanzamento anche ridotto ma sistematico, si crea un sovrannumero all’esterno per la squadra che attacca, perché i difensori sullo spazio devono stringere vicino al punto di incontro in quanto i propri compagni risultano in ritardano nell’aggiramento della ruck e si creano dei gap nella linea di difesa che sono difficilmente recuperabili a pochi metri dalla linea di meta. La disciplina tattica avuta nei propri 50 metri ha permesso poi agli irlandesi di tenere sotto scacco la cavalleria francese. L’uso sapiente di calci alti sempre contestabili, moltissime volte recuperati dai giocatori di casa, ha mantenuto la partita sui binari più congeniali ai giocatori di Paul O’Connell.

Altra sfida sarà la semifinale di Marsiglia, dove il fattore campo sarà a favore di Tolone. Munster sembra comunque avere le carte in regola, almeno tatticamente e organizzativamente, per provare ad impensierire Wilkinson e compagni. Tolone dal canto suo ha avuto la meglio sul Leinster di O’Driscoll come da pronostico. Certo è che la disciplina e l’abnegazione dei Dubliners ha tenuto sotto scacco per quasi tutta la partita i Barbarians Francesi. Tolone è la squadra francese meno francese di tutto il Top14 allenata però da un allenatore francese: 12 dei titolari di Laporte erano stranieri, con altri 4 seduti in panchina… ecco perché è difficile considerare “francese” una squadra così composta.
Nonostante l’impianto tattico sia prettamente transalpino, e cioè basato sul giocare la situazione più che incernierato ad un concetto di “causa-effetto” rugbistico, i giocatori in campo provengono da background molto strutturati e portano questo bagaglio di vissuto in quello che interpretano sul terreno di gioco. La cilindrata fisica del quindici del sud della Francia è impressionante, il Leinster è rimasto aggrappato ai propri sincronismi difensivi fino a che ha potuto ma non ha mai dato l’impressione di poter spostare veramente l’inerzia dello scontro fisico che era totalmente a favore dei padroni di casa. Unite poi a tutto ciò il pragmatismo di Jonny Wilkinson e l’elettricità delle corse di Matt Giteau e troverete tutti gli ingredienti capaci di schiantare qualsiasi avversario.
Non credo che Munster, anche sfruttando la propria ragnatela tattica, riuscirà a competere sul piano fisico per tutti gli ottanta minuti, per cui se vorrà avere una piccola chance di vittoria dovrà sfruttare ogni imprecisione e lacuna di Tolone, tenendo la partita il più possibile su un binario tattico e non di gioco a tutto campo dove gli uomini di Laporte avrebbero la meglio.

Il quarto di finale meno spettacolare è stata quella di Belfast, non perché assente di contenuti tecnici ma perché macchiata dal cartellino rosso servito all’estremo Jared Payne. Molto discutibile, a mio modo di vedere, la decisione presa dall’arbitro, in quanto l’intervento del giocatore di Ulster non appariva completamente volontario. Purtroppo ultimamente gli arbitri sembrano troppo preoccupati a compiacere i loro severi giudici, che dovranno selezionarli per la prossima World Cup, ed applicano alla lettera le sanzioni in questi casi, poi dimenticandosi di essere consistenti in molti altri aspetti del gioco, facendo scivolare l’incontro nelle mani della squadra più “scaltra” ad infrangere il regolamento.
Penso che nessuno si sarebbe scandalizzato se il cartellino fosse stato di colore giallo. Questa diversa sanzione avrebbe permesso alla splendida cornice di pubblico a bordo campo ed agli spettatori seduti a casa di vedere una contesa ad armi pari tra due delle squadre più in forma del momento. Ridotto in 14 uomini Ulster ha provato in tutti i modi a compiere l’impresa ma un Pienaar con una spalla fuori uso non è riuscito a prendere per mano i suoi. Sia chiaro che Saracens non ha rubato nulla ma credo che non sarebbe stata in grado di espugnare Ravenhil ad armi pari.
L’inquadramento tattico dei londinesi è molto simile a quello di Munster, gioco al piede alto e contestabile per risalire il campo per mettere l’avversario sotto pressione. Saracens è una squadra che attacca difendendo, asfissiando la manovra avversaria con una “blitz defence” che non lascia spazio e tempo di manovra agli avversari. La marcatura poi di Ashton in prima fase da mischia la dice lunga sul “Know How tecnico” dello staff inglese e della capacità dei giocatori in maglia nera di eseguire ogni azione alla lettera. A questo maniacale studio dell’avversario, alla propria difesa, al piede di Owen Farrell ed all’estro creativo di Schalk Brits e Chris Ashton dovrà affidarsi la squadra di Londra per staccare il biglietto della finale.

Clermont – Leicester è stato a mio giudizio l’incontro migliore dei quarti di finale. Una partita impressionante per intensità fisica, difficoltà tattica e qualità dei singoli. Le due squadre si sono affrontate a viso aperto per tutti gli ottanta minuti. Qualche occasione di troppo sprecata dai padroni di casa in avvio di partita ha permesso alle Tigri di rimanere agganciati alla Yellow Army. La squadra in controllo della partita è però sempre stata quella di Vern Cotter che grazie al sapiente uso del piede di Buch James, ancora una volta privilegiando i calci alti, non ha mai veramente esposto il fianco agli inglesi. Il cartellino giallo servito a Waldrom poi ha scavato un solco incolmabile anche per gli uomini di Leicester, nonostante gli ultimi attimi di partita gli abbiano visti sfiorare la marcatura della vittoria.
Clermont è una squadra molto quadrata ed ordinata, che sprigiona tutta la propria potenza fisica nei 40 metri avversari, in modo meno organizzato e sistematico di Munster, ma con risultati devastanti per gli avversari. Clermont dovrà avere molta pazienza contro la difesa di Saracens, sicuramente userà molto il piede con degli “up and under” sia al centro del campo che sulle ali, per cercare di risalire il campo. Una volta conquistato il territorio cercherà di giocare sempre nel senso del gioco per far lavorare gli avanti inglesi, mantenendosi sempre però all’interno del corridoio centrale dei 15 metri del campo per costringere la squadra di Londra a difendere sempre su due fronti di attacco ed in qualche modo depotenziando gli effetti della “blitz defence” che crea molti problemi ai playmaker avversari.
Sulla carta Clermont ha la potenza fisica e l’inquadramento tattico per raggiungere la finale, ma dovrà stare molto attenta a non forzare la partita perchè se Saracens dovesse reggere l’urto dello scontro fisico rimanendo avanti anche di poco nel punteggio, gli spettri dei francesi delle ultime finali perse potrebbero giocare un ruolo importante nel risultato finale. Forse questa è la semifinale più difficile da pronosticare perché si giocherà su piccoli equilibri tattici, fisici e mentali.

Le mie due finaliste sono quindi Tolone e Clermont, il remake della finale dello scorso anno… confermando che anche il rugby di club di primissima fascia ormai è prima di tutto una contesa di budget e poi di “filosofie rugbystiche”. Alla luce di ciò forse nelle discussioni degli ultimi mesi era opportuno fissare delle limitazioni di budget anche a livello europeo o quanto meno dei modi di riequilibrare le forze finanziarie tra i vari club come avviene nell’NBA o nella NFL, dove la competitività generale rende la contesa più incerta per tutti, attirando sponsor e supporters che possono aspirare alla gloria finale!

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