Sei Nazioni e guai italiani: Brunel parla di Inghilterra e poi lancia un urlo silenzioso

ph. Sebastiano Pessina

Da un lato c’è la formazione. La scelta di confermare la mediana Orquera-Tebaldi a diversi tifosi e appasionati non è piaciuta, però va detto che in Irlanda i due non hanno giocato male (il numero 9 in particolar modo) e a che avere un minimo di scelta non significa bocciare chi non va in campo. Sono scelte e il ct è lì per farle, è il suo lavoro.
Come quella di non schierare Masi
: Brunel ha detto altre volte che per lui l’aquilano è un estremo e come tale vuole impiegarlo. In questo momento c’è però un McLean che sta giocando davvero bene e finora è stato sicuramente uno dei migliori azzurri del torneo. Scelte appunto, magari discutibili, ma legittime.

Dall’altro lato poi c’è la partita con una Inghilterra che si preannuncia difficilissima, e stiamo usando un eufemismo: “A Dublino la grande debolezza è stata legata al possesso – ha detto Brunel in conferenza stampa – abbiamo fatto una partita incredibile in difesa, con statistiche senza precedenti. Oggi la nostra problematica è ritrovare equilibrio nella conquista, come avevamo sempre avuto da due anni a questa parte. La mediana ha fatto una partita interessante a Dublino, non aveva senso cambiare. Cittadini a destra con Castrogiovanni infortunato è una scelta normale, anche perché De Marchi sta andando bene a sinistra e non è un pilone destro naturale. Aguero dal primo minuto è legato al fatto che, nel secondo tempo all’Aviva, l’impatto della panchina non è stato quello che aspettavamo. Anche la scelta di Biagi va in questo senso” ha proseguito Brunel.
Il ct parla poi degli inglesi: “Nelle ultime partite contro l’Inghilterra abbiamo mostrato di avere la chance di giocare alla pari contro di loro, vedremo quale sarà la Nazionale di sabato, se quella degli ultimi anni o quella delle ultime due settimane. Inghilterra ed Irlanda sono due squadre totalmente diverse: l’Inghilterra è più fisica, ci si ricorda di aver giocato contro di loro il giorno dopo. La nostra problematica questa settimana era di non perdere fiducia nel nostro gioco, capire le ragioni della sconfitta con l’Irlanda: abbiamo analizzato gli errori ed abbiamo fiducia nel nostro potenziale. Ora aspettiamo il responso del campo”.

Infine c’è un Brunel che è più difficile da cogliere, che usa parole misurate ma nette. Il ct azzurro non è uomo da frasi urlate e polemiche sopra le righe, però quando vuole dire qualcosa lo fa. E così in conferenza stampa Roberto Parretta de La Gazzetta dello Sport gli chiede se il movimento che sta dietro la nazionale – Zebre e Benetton in testa, ma anche l’Eccellenza – si sta muovendo nella giusta direzione. Inizialmente la risposta rimane sul generale (“la strada intrapresa è giusta, bisogna aggiustare la mira”, cose così), poi però arriva una stoccata a chi in vario modo è responsabile della confusa situazione celtica: “Ci sono tanti giocatori che aspettano di sapere quale sarà il loro futuro. Ma il loro futuro da qui a un mese, due mesi, non il loro futuro tra due anni. Non sanno tra due mesi dove saranno e questa non è la maniera migliore di preparare una partita o di quello che deve avvenire il prossimo anno”. Discorso che può essere esteso ad ogni partita di questo torneo. Ovviamente ogni riferimento a FIR e Benetton Treviso – non esplicitamente citate dal coach – non è casuale. Aggiungeteci che Brunel dice queste cose con una gestualità molto accentuata, indicando almeno un paio di volte l’orologio come a dire che è davvero tardi e non c’è più tempo: un urlo silenzioso.

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