Salary cap e palla ovale: come evitare il dominio delle super corazzate?

ph. Steve Marcus/Action Images

Per la stagione 2014-15, il salary cap dei team di Premiership è stato aumentato di £500.00, facendo così crescere il tetto ingaggi da £4.26 milioni a £4.76 milioni. La sensazione, però, è che ancora la quota non sia sufficiente per competere sul mercato con i ricchi club francesi (il cui monte ingaggi è di 10 milioni di Euro) che anche quest’anno hanno fatto man bassa non solo dall’Emisfero Sud ma anche dai paesi celtici. Il caso più eclatante, e probabilmente meno digerito dalla RFU, è quello di Flood, che ad un anno dai Mondiali ha scelto di giocare per Tolosa dicendo addio almeno per ora al quindici della rosa. Quali soluzioni so possono adottare per limitare l’esodo di giocatori verso lidi migliori?

Tra le soluzioni proposte da addetti ai lavori ed giornalisti, ne segnaliamo una avanzata da Alex Shaw, firma di The Rugby Blog e Rugby World. L’idea è molto semplice e ricalca quanto già avviene nella NBA: un team può sforare il salary cap nel caso in cui (ri)metta sotto contratto un giocatore che in passato abbia giocato almeno tre anni per lo stesso club. Ciò permetterebbe ai club non solo di riportare a casa i loro giocatori, dopo che questi hanno fatto esperienza all’estero, senza pesare sul monte ingaggi complessivo, ma anche di limitare l’arrivo di giocatori stranieri. Il tutto a vantaggio di tasche e Nazionale.

Un’altra proposta riguarda invece le sensazioni in caso di superamento del salary cap. Riprendendo quanto già avviene nella già citata NBA, e secondo un modello di premiazione/punizione tipicamente americano, i club che sforano vengono tassati un tot ad ogni dollaro in eccesso. I proventi di questa tassazione, suggerisce Shaw, possono essere distribuiti ai club più virtuosi oppure investiti nel rugby di base.

L’avvento degli sceicchi nel rugby è ancora lontano se non lontanissimo, ed è lecito pensare che sia proprio il limite del salary cap a fermare qualunque iniziativa. Resta il fatto che i soldi non significano vittoria, ma certamente aiutano a non perdere, e l’esempio di Tolone è lì a dimostrarcelo. La cosa più brutta per uno sport è l’appiattimento dei risultati conseguente all’emergere di quattro-cinque corazzate che si spartiscono le vittorie. Negli ultimi 44 anni di calcio, solamente quattro squadre (Cagliari, Torino, Sampdoria e Verona) hanno interrotto lo strapotere delle big, e l’ultima volta fu nella stagione 1990-91; negli ultimi 14 anni di Premiership e Top14, ben sette squadre diverse hanno trionfato, in entrambi i casi con tre diverse negli ultimi tre anni. Forse anche i tempi delle poche corazzate che si spartiscono le vittorie sono lontani, così come quelli della calata dell’emiro. Ma è bene che il rugby inizi ad interrogarsi su come evitare certe derive…

Di Roberto Avesani

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