Rugby rosa e settori giovanili: tra crescita e necessità. Una bella chiacchierata con il tecnico dell’Emilia, Marco Zuccherelli

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Il settore giovanile è da sempre un punto nevralgico dello sviluppo del nostro movimento femminile. Se ancora molto deve essere fatto è vero che i primi risultati del lavoro di sviluppo dei settori U16 ed U14 cominciano a vedersi. In proposito abbiamo deciso di fare una bella chiacchierata con Marco Zuccherelli, tecnico regionale dell’Emilia Romagna ed allenatore del Rugby Forlì 1979, squadra campione d’Italia U16 della scorsa stagione. Un bel viaggio con tanti spunti interessanti. Ecco a voi cosa è venuto fuori.

LADIES RUGBY CLUB: Ciao Marco, benvenuto su Ladies Rugby Club. Cominciamo la nostra chiacchierata con una domanda molto semplice: in questi giorni circolano un sacco di cose sui programmi di sviluppo del movimento giovanile femminile di nazioni europee come Finlandia, Svizzera e Scozia, vista la tua competenza nel settore e la tua disponibilità abbiamo deciso di approfondire un po’ l’argomento per capire come stanno le cose in Italia. Secondo te qual’è il quadro generale del movimento femminile U16 e U14 con particolare attenzione a quello che è l’ambito dell’Emilia Romagna nella quale tu alleni?

ZUCCA (come marco è soprannominato dagli amici): Il movimento giovanile femminile è in enorme crescita su tutto il territorio nazionale e la nostra regione in questo è assolutamente all’avanguardia. Siamo passati dalle 3 squadre Under 16 presenti nello scorso campionato alle 8 di adesso. In Under 14 abbiamo stabilmente 3 squadre ad ogni concentramento e ci sono società che lavorano soprattutto in questa direzione. La mia opinione è che non abbiamo ancora raggiunto l’apice e che dobbiamo farci trovare pronti per non gettare alle ortiche questo lavoro: come tutti sappiamo è dalla quantità che passa la qualità.

LADIES RUGBY CLUB: Vedi prospettive di crescita sul territorio? Se si quanto tempo occorrerà prima di avere qualche risultato concreto?

ZUCCA: Le prospettive di crescita e parlo per quello che vedo nella nostra regione, ci sono tutte perché ci sono società e tecnici che lavorano con passione e competenza nel rugby femminile giovanile. La squadra “senior” nata per far giocare le morose dei giocatori della maschile è adesso, in molti casi, supportata da un progetto di sviluppo nel settore giovanile e ci sono molti addetti ai lavori che credono nel femminile. Il segnale più importante è che ci sono società che sono partite dal basso, creando prima squadre giovanili alle quali vengono destinate le attenzioni maggiori. Da Piacenza a Forlì, lungo tutta la regione, si lavora soprattutto per le giovani e per dare un serivizio “professionale” e “di qualità” alle ragazze. I risultati, numerici e sportivi, sono destinati a crescere perchè l’investimento economico e di risorse umane destinato al rugby femminile sono in aumento. Non dimentichiamo comunque che dal torneo interregionale Under 16, nelle sue ultime tre edizioni, la vincitrice è sempre uscita dalla nostra regione (Noceto, Noceto e Forlì) e che le nostre selezioni regionali si sono sempre distinte sia a Tirrenia che al Petternella vincendo più volte le competizioni a loro riservate.

LADIES RUGBY CLUB: Pensi sia possibile in futuro, creare un campionato U16 o U18 al di fuori della Coppa Italia, magari più vicino al gioco a XV (usando formule diverse come il rugby a 10s sull’esempio di quello che fanno in Francia e Scozia) oppure per il settore giovanile l’unica via percorribile è quella del 7s?

ZUCCA: Per la creazione di campionati più simili al XV al momento non penso ci siano le condizioni, sia numeriche che culturali. Mi spiego meglio: la nostra regione sta vivendo adesso il boom giovanile, ma fino allo scorso anno le squadre erano tre. Bisogna consolidare le realtà esistenti, sia numericamente che come strutture societarie. In regione abbiamo la fortuna di avere degli esempi di club ai quali ispirarsi che dedicano molte energie al settore femminile giovanile e dobbiamo partire da qui. Una volta consolidati i numeri si possono inventare tutte le formule che vogliamo a patto che vengano trovate le risorse economiche e gli impianti da utilizzare. Per farti un esempio il 7s a tutto campo è assolutamente da curare perchè è lo sport che sarà presente ai giochi olimpici e perchè è più facile trovare 7 giocatrici che 15. Ma il 7s non è per tutti e bisogna avere qualità fisiche ed atletiche che non tutte le ragazze possiedono. Allora si deve trovare il modo, a livello giovanile, di far crescere le ragazze giocando anche a XV o a 10s come succede altrove. Per farlo, in questo momento, bisognerebbe avere una visione aperta del mondo ovale femminile ed uscire dai confini del proprio club. Per farti un esempio stando qui da noi si potrebbero creare tre Selezioni (Parma-Piacenza, Modena-Ferrara-Bologna, Romagna) e disputare tre triangolari o a 10s o a XV. Stiamo lavorando per “fare sistema” fra i vari operatori del rugby femminile e qualche risultato pare esserci. Ad esempio in una delle ultime tappe di Coppa Italia tre club si sono uniti ed hanno fatto un pullman unico per abbattere i costi. In campionato abbiamo squadre che giocano grazie alla collaborazione di vari club che hanno unito le proprie atlete e creando una sorta di mini-franchigia. Insomma il seme è gettato e pare dare i suoi frutti. Ora vediamo di innaffiarlo e farlo germogliare bene.

LADIES RUGBY CLUB: Quando parliamo di rugby giovanile se guardiamo a realtà che ci sono vicine come quella della Scozia, non possiamo evitare di fare riferimento alla nazionale Under 20. Secondo te Perché non riusciamo a mettere in campo una nazionale Under 20, pur avendo quasi il doppio delle tesserate e molti più soldi rispetto a federazioni giovani e “povere” come la Finlandia o la Svizzera? Potrebbe essere utile avere una nazionale U20 che gioca regolarmente? Si/No e perché?

ZUCCA: Sul discorso delle Nazionali giovanili ti posso dire che la Federazione è molto attenta a quello che sta succedendo in giro. Come ricorderai a settembre è stato fatto un allenamento che comprendeva anche la nazionale Under 20 femminile. Si stanno creando le condizioni per avere anche selezioni giovanili femminili, ma il tutto deve essere graduale per non disperdere il patrimonio di ragazze di qualità che abbiamo. Ti posso garantire che fra le ragazze che ho visto in questi anni nelle annate 1994-95-96 e 97 c’è veramente tanto materiale buono su cui lavorare e non è giusto farsi trascinare dall’emozione del momento rischiando di disperdere tutto questo talento. Ovviamente una nazionale femminile che gioca regolarmente è utile per la crescita, ma anche qui vale il discorso fatto a livello regionale: prima si consolidano i numeri e la struttura, poi si può pensare ad andare avanti. Solo confrontandosi coi migliori regolarmente si possono verificare i miglioramenti e per questo ritengo che la cosa sia di estrema utilità per tutto il movimento. Anche dare un obiettivo alle ragazze che frequentano i campi ogni domenica è un bello stimolo ma tutto, come sempre, passa attraverso il numero. Se la domenica ci sono in campo in tutta Italia, 600 ragazze U18 hai un certo margine di selezione, se ne hai 3000 ne hai un altro.

LADIES RUGBY CLUB: Il rugby femminile italiano (secondo quello che dicono alcuni addetti ai lavori fuori dall’Italia), manca di numeri, ritmo e fisicità. Per ovviare bisogna cominciare proprio dai settori giovanili come si può fare a risolvere questi problemi?

ZUCCA: Quello che dicono fuori può essere anche vero, ma una nazionale che porta a casa 4 partite del 6 Nazioni in due anni io non la scambio con niente. Scherzi a parte, sappiamo che spesso all’estero amano sparlare un po’ del rugby italico e che fanno sempre presto a vedere e catalogare gli errori degli altri, mancando spesso di obiettività, soprattutto quando si parla del nostro movimento. La partita di Parabiago del 6 Nazioni dello scorso anno con l’Irlanda o quella di Port Talbot del mese scorso col Galles dovrebbero essere messe su un dvd e consegnate a tutti quelli che ci dicono che manchiamo di ritmo e fisicità. Sui numeri possono aver ragione e ci stiamo lavorando. Posso dirti che nelle mie esperienze all’estero col rugby femminile giovanile, e parliamo di Francia, Inghilterra, Galles e Irlanda, non credo che il divario sia così ampio, anzi. Quando ho girato con i club abbiamo sempre centrato risultati positivi ed i numeri non sono così esaltanti come crediamo noi. A Dublino, per esempio, l’Old Belvedere (squadra di riferimento della capitale, ndr) non ha un settore giovanile e l’unica squadra che cura le ragazze a livello giovanile è il Railway Union RFC che opera nella periferia sud della capitale. Però, come tu ben sai, c’è una cultura sportiva a 360