Rugby e soldi: lo sponsor lascia Rovigo e attacca la FIR

ph. Alessandro Tessari

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato della decisione della Vea di lasciare il Rovigo, squadra di cui è main sponsor assieme alla Femi CZ. Oggi il Gazzettino intervista Giorgio Panin, il fondatore e proprietario della Vea, che conferma l’addio e non solo: l’imprenditore va all’attacco della FIR e della sua politica, parole dure che però – se si riesce a levare un po’ la superficie dell’arrabbiatura e dell’irritazione, diciamo così – possono porre questioni di fondo interessanti e su cui si può dibettare.
Panin chiarisce immediatamente la sua posizione: “Investire ancora nel rugby? No grazie. Con questo sistema non solo è poco conveniente, ma anche frustrante. A Rovigo in pochi anni abbiamo creato un ambiente meraviglioso, perfetto per il rugby, ma quando si arriva a scontrarsi con le politiche federali tutto svanisce. Se si rinuncia a giocare una finale davanti a lOmila persone, magari anche in campo neutro, appellandosi solo al regolamento, significa che non c’è alcuna tutela nei confronti di chi spende soldi per questo sport».
Un attacco, quello di Panin che riguarda anche Alfredo Gavazzi, accusato di aver parlato per tutto l’anno di inclusione e coinvolgimento e che poi al momento in cui bisognava concretizzare prende – a suo dire – decisioni che “coincidono con mancati incassi e che allontanano gli investitori. Lo sport vive di eventi e occorre sfruttare ogni occasione per crearli. Se il rugby italiano è gestito in questo modo, per me è impossibile proseguire, non c’è alcuna percezione di ritorno economico”.
Panin poi atacca direttamente il presidente federale, che “dovrebbe essere al di sopra delle logiche di squadra. Servirebbe una netta separazione dei ruoli, che oggi onestamente non vedo”.

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