Rugby e soldi: bilancio FIR 2013, ecco i numeri

ph. Pino Fama

Lo scorso 17 settembre raccontavamo delle indiscrezioni raccolte da questo sito che raccontavano di un bilancio FIR chiuso in rosso per la prima volta da molti anni a questa parte. Ora OnRugby può confermare queste voci e mettere sul tavolo della discussione alcune cifre molto precise.
Il Bilancio Consuntivo 2013 è stato approvato dal Consiglio Federale nella riunione dello scorso 9 e 10 maggio 2014. Il documento, che da qualche mese perciò circola tra uffici e consiglieri, ha ricevuto il via libera del Collegio dei Revisori e del Consiglio Federale stesso e ora è in attesa di approvazione da parte dal CONI. Sono quindi cifre ufficiali? Diciamo che il timbro definitivo arriverà con la pubblicazione sul sito FIR tra ottobre e inizio novembre, ma i numeri sono quelli. Anche perché se il CONI dovesse rispedire al mittente il bilancio (cosa mai successa) sarebbe cosa ben più grave del deficit stesso.

Partiamo dal numero più importante e atteso: il bilancio 2013 è stato chiuso in rosso? Sì, praticamente per 266mila euro (265.940,41 per l’esattezza) anche se il conto economico – ovvero la differenza tra costi e ricavi, prima di interessi e sopravvenienze (che comunque esistono e vanno perciò contati) – chiude con una perdita più alta, di 1,4 milioni di euro.
Quali i motivi? Il presidente Gavazzi ha segnalato il mancato raggiungimento dei ricavi previsti nei test-match di novembre, il fatto che il bilancio 2013 è il primo su cui pesa interamente il mantenimento di una franchigia totalmente federale e la partenza dell’ampio “Progetto Accademie”. In realtà pare evidente che i veri “perché” vadano cercati soprattutto negli ultimi due aspetti, visto che lo stesso presidente ha in realtà sottlineato che l’unico test-match a non aver raggiunto il risultato preventivato è stato quello giocato all’Olimpico contro l’Argentina, dove comunque si sono toccate le 36mila presenze.

Torniamo ai numeri. Il bilancio complessivo tocca e sfonda quota 45milioni e 400mila euro, quasi 4,7 milioni di euro in più rispetto al 2012 (+11%). Del rosso abbiamo già detto ma dobbiamo anche ricordare che il bilancio 2012 si era chiuso con un attivo di 163mila euro.
La partenza del Progetto Accademie (ricordiamo: una nazionale, 8 zonali U18, una sperimentale e 32 centri di formazione U16) avrebbe avuto un costo di poco meno di 4 milioni di euro anche se una voce chiara e riassuntiva non c’è e qulla cifra è dedotta dalla relazione che accompagna il bilancio.
Un po’ di dati sparsi che ci sembrano indicativi:
– l’attività sportiva di alto livello nel suo complesso (nazionali, franchigie, accademie e centri di formazione) costa 24 milioni e mezzo
– l’organizzazione delle manifestazioni sportive nazionali (Eccellenza e campionati minori) ha un costo di 277mila euro, 83mila in meno rispetto al 2012
– Dal CONI arrivano quasi 5 milioni di euro, +19% rispetto a un anno prima
– I ricavi dalle manifestazioni internazionali sfiorano i 19 milioni
cresciuti enormemente i “contributi dalla federazione internazionale”, che passano dai 532mila del 2012 ai 4,6 milioni del nuovo bilancio (+778%)
– La gestione della Cittadella del Rugby di Parma ha un costo di quasi 111mila euro, più che raddoppiati rispetto al 2012 (erano poco più di 45mila euro), ma va detto che la struttura è stata molto ampliata ed è diventata il cuore operativo del nostro movimento, inevitabile anche l’aumento dei costi
– La nota integrativa allo Stato Patrimoniale rivela che i costi per la realizzazione dei campi in sintetico di L’Aquila e Calvisano sono stati coperti dalla FIR per 880mila euro
– Infine le Zebre. Nel bilancio non c’è una voce per la franchigia celtica, ma la Relazione parla di una spesa di poco più di 11 milioni, cifra comprensiva dei costi delle Zebre e dei contributi al Benetton Treviso. E nella nota integrativa si parla per la franchigia federale di un utile al 30 giugno 2013 di 499 euro (no, non abbiamo dimenticato nessuno zero).

Un bilancio lascia sempre un senso di stordimento: tantissime cifre, dettagli tecnici a volte poco comprensibili per chi non fa il commercialista o non ha una laurea in economia, voci non sempre chiare, variazioni percentuali… Giudicarlo è quindi molto complicato. Noi lo prendiamo per quello che dice nei suo numeri principali, ovvero che franchigie e accademie vedranno crescere il loro peso e che il tempo ci dirà se questo può essere un problema in prospettiva o se la federazione sarà in grado di reggerne il carico. Che è quello che scrivevamo già il 17 settembre: “Il tempo ci dirà se è un anno particolarmente storto – può capitare – o sul quale vanno a incidere in maniera importante i costi di avvio e ammortamento del piano-Accademie di cui sopra, importi poi destinati a decrescere con il passare degli anni”.

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