Rugby e politica: Corsari, All Reds e un divieto con cui perdiamo tutti

Chi scrive pensa che la politica sia una bella cosa. L’argomento in questo periodo non riscuote un grande consenso, ma non importa: la passione e l’impegno civile sono delle qualità, anche nello sport. Quest’ultima è un’affermazione che magari a qualcuno non piace ma la politica è un qualcosa che – ci piaccia o meno – pervade ogni ambito della nostra vita e della nostra società. La politica nel senso più alto e lato del termine, va da sé, non il chiacchiericcio spesso fine a sé stesso a cui ci hanno abituato quotidiani e telegiornali.
Anche nello sport deve esserci spazio per la politica, a meno che non si pensi che lo sport debba “vivere” su una pianta che lo tenga lontano dalla realtà circostante, ma deve avere spazi d’ambito ben precisi e non intralciare quello che è il fine ultimo di ogni disciplina: la pratica della stessa.
Perché questo preambolo? Perché ieri a Roma è successo qualcosa che è a suo modo grave. Di più: spiacevole, che lascia una profonda amarezza, perché va contro a quei valori tanto sbandierati che il nostro sport rappresenta. Come ci ha segnalato un nostro lettore, la partita di Serie C del comitato regionale Lazio tra All Reds e Corsari non è stata disputata. A quanto raccontano le testimonianze a un giocatore dei Corsari è stato negato l’accesso al campo (l’ex cinodromo, all’interno del centro sociale Acrobax) perché “fascista”. A quanto pare i Corsari avrebbero potuto disputare la gara ma senza schierare il soggetto in questione. Ovviamente è stato deciso di non scendere in campo, la situazione è stata riferita all’arbitro che ne ha preso atto e ora vedremo le decisioni che prenderà il giudice sportivo.

Quella andata in scena ieri è una storia che fa male. Una squadra di rugby è per definizione piuttosto numerosa e in un gruppo si trovano persone a cui piace la birra o che preferiscono il vino, che trovano migliore il mare oppure la montagna, atleti con i capelli biondi e altri che magari proprio non ce li hanno; atei, agnostici e devoti a varie divinità. C’è insomma un po’ di tutto. Capita quindi che ci siano persone di destra e di sinistra. Sembrerà strano ma probabilmente ce ne sono anche di centro. E anche in una squadra come gli All Reds, ma anche la Stella Rossa a Milano per fare un altro esempio, che fa dell’appartenenza un motivo fondante siamo pronti a scommettere che non tutti i giocatori vivono quella militanza allo stesso modo. E’ normale.
Personalmente non trovo nulla di male nell’esistenza di squadre come le due citate. Le guardo anzi con simpatia. Non per l’appartenenza politica che si sono date (rossa, nera, gialla o a pois: è un problema che riguarda la coscienza di ognuno) ma per l’impegno che mettono nel perseguire i loro obiettivi che spesso riguardano realtà disagiate e difficili delle nostre città.
Però contano anche le regole che normano la disciplina sportiva a cui quelle stesse squadre hanno deciso di prendere parte. Conta il rispetto per l’avversario, chiunque esso sia. Lo ripetiamo: chiunque esso sia. E no, non è per la solita manfrina del “detesto quello che dici ma bla bla bla bla” di voltairiana memoria. No, è molto più semplice. E’ che il rugby è un’altra roba. Quanto accaduto ha un nome: prevaricazione e intolleranza. Aggiungiamoci pure: stupidità.
Il giocatore a cui è stato impedito di entrare in campo non ha commesso nessun reato, non ha picchiato bambini o scippato vecchiette. Probabilmente tra i suoi compagni, gente per cui ha preso e dato botte, può annoverare rossi, neri, rumeni, argentini, sudafricani, etero e probabilmente anche qualche gay. Ma non contava, perché erano suoi compagni. Ha fatto quello che fa chiunque abbia mai avuto in mano una palla ovale, con tutto quello che rappresenta e significa. Ha fatto quello che fanno i giocatori delle Zebre, della nazionale, sui campi dell’Eccellenza, quelli scalcagnati delle serie minori e su quelli del minirugby. Ha fatto quello che fanno anche gli All Reds.
Ieri, a Roma, gli All Reds hanno perso. Con loro abbiamo perso un po’ tutti.

Il Grillotalpa

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