Rowland Phillips saluta l’Italia. E il tecnico silenzioso dice la sua

ph. Keith Williams/Action Images

Ha allenato gli Aironi, è rimasto quando quella barca è affondata e ha allenato il Viadana fino al termine della stagione in corso. Ora torna in Galles, al Neath, come annunciato qualche mese fa. Rowland Phillips ha attraversato anni complicati e difficili senza mai alzare la voce o fare dichiarazioni che potevano dar vita a polemiche. Eppure ruolo e posizione lo mettevano in condizione di parlare con cognizione di causa.
Qualche sassolino dalle scarpe se lo leva ora, in una intervista alla Gazzetta di Mantova, in cui fa un bilancio della sua esperienza italiana che giudica ampiamente positiva, anche se non sono mancate le amarezze e le difficoltà, soprattutto con gli Aironi: “Tante sconfitte – dice il tecnico gallese – perché si doveva cementare il gruppo nel quale tanti pensavano più alla nazionale che al club. Alla fine della prima stagione un giocatore mi disse chiaro e tondo che era venuto solo per i soldi”.
Phillips si lancia poi in una dura analisi del nostro movimento: “In Eccellenza non funziona niente per fare crescere il rugby in Italia. Si deve puntare di più sui giovani: ci vuole una percentuale minima obbligatoria di giovani in campo per farli crescere. Ci vorrebbe, come in Gran Bretagna, il doppio tesseramento per farli giocare di più”.

L’articolo Rowland Phillips saluta l’Italia. E il tecnico silenzioso dice la sua sembra essere il primo su On Rugby.