Quelli da cui l’Italia deve guardarsi: la Georgia di coach Milton Haig

ph. Brandon Malone/Action Images

Parliamo del tuo lavoro come allenatore della nazionale georgiana. Come ti si è presentata questa opportunità?
Sono stato contattato dalla New Zealand Rugby Union inizialmente, dal momento che la Federazione Georgiana stava cercando un allenatore neozelandese dopo la coppa del mondo 2011. Ho risposto che ero interessato, quindi sono stato contattato dai georgiani e il resto è storia.

Qual è il tuo passato di giocatore e allenatore prima di questo ruolo?
Ho giocato e allenato rugby per tutta la vita da quando avevo 5 anni. Ho iniziato ad allenare quando ancora giocavo ma sono diventato un allenatore professionista nel 2007 e da allora ho allenato a tutti i livelli da club, a provincia (Counties Manukau con Tana Umaga) fino a livello nazionale in Nuova Zelanda (U20), poi club in Scozia ed ora con la nazionale georgiana.

La Georgia si è qualificata per la coppa del mondo in Inghilterra nel 2015 e con l’ultima vittoria contro la Romania si è conquistata un posto nel girone con gli All Blacks. Era il vostro obiettivo?
Qualificarsi per la coppa del mondo del prossimo anno come “Europea 1” è sempre stato l’obbiettivo principale che tutta la squadra si era prefissata 18 mesi fa. Questo ci ha promosso nel girone con gli attuali campioni del mondo e numeri uno nel ranking mondiale. Tutti concordano che giocare contro gli All Blacks durante una coppa del mondo rappresenta il massimo della propria carriera, indipendentemente dal risultato, per cui siamo estremamente soddisfatti con l’obbiettivo raggiunto.

Parlaci del tuo lavoro come allenatore della nazionale durante l’anno e cosa fai durante una giornata tipo?
Il ruolo di allenatore della nazionale è una posizione a tempo pieno e non mi occupo solo di cià che succede con la nazionale maggiore ma supervisiono e gestisco il quadro generale che include strategia e pianificazione di tutta la Federazione con il piano a lungo termine dello sviluppo di giocatori ed allenatori. E’ un ruolo che mi tiene molto impegnato per 11 mesi l’anno. Ogni giorno abbiamo almeno una squadra nazionale che si allena nel nostro centro dell’alto livello a Tbilisi in palestra, o sul campo.

Come è strutturato il rugby in Georgia e quanto è popolare e diffuso su tutto il territorio?
Il rugby è lo sport più popolare in Georgia anche se ancora non conta il numero di tesserati come il calcio. C’e un enorme supporto da parte degli appassionati e il tifo si sta diffondendo velocemente ovunque. E’ giocato in tutte le regioni ed aree del paese ma come la maggior parte degli altri casi è maggiormente giocato nei grandi centri abitati.

Chi sono le persone con cui collabori in Federazione?
Collaboro praticamente con tutto lo staff in Federazione dalla donna delle pulizie del nostro centro dell’alto livello fino al nostro Presidente federale. La cosa bella del mio lavoro è che posso lavorare a contatto con tutti gli altri allenatori, amministratori, arbitri e naturalmente il consiglio federale.

L’IRB ha investito molto nello sviluppo del rugby in Georgia. Puoi fornirci alcuni dettagli del tipo di supporto che ottenete dal Board internazionale
Riceviamo grandissimo supporto dall’IRB e senza il loro aiuto certamente non avremmo avuto la possibilità di far crescere il rugby e i giocatori come ora. Ci aiutano in ogni area, dall’aiuto professionale fino al fissare importanti partite per la nazionale maggiore. Per esempio siamo molto contenti che possiamo giocare contro squadre di primo livello oggi più che mai e ciò ci ha aiutato a crescere e a diventare competitivi a livello globale. Inoltre sono molto efficienti a mandarci i propri esperti che aiutano la federazione a tenersi informata su tutti le aree di interesse, dalla preparazione fisica alla riabilitazione e area medica, fino all’arbitraggio e allenatori.

La Georgia ha una recente storia di secessione dalla Russia. Che tipo di relazione avete con la Federazione Russa di rugby?
Nel rugby le due federazioni sono estremamente vicine e si supportano a vicenda. Stiamo insieme dopo le partite sia al banchetto ufficiale che al terzo tempo. Giochiamo contro la Russia ogni anno, in una partita che ormai fa la storia ed è anche la partita che attrae maggiore interesse mediatico e di pubblico. Lo scorso mese abbiamo giocato contro la Russia qui in Georgia di fronte a 55.000 tifosi!

Quali sono i tuoi più importanti appoggi e da dove vengono le tue più forti pressioni come allenatore della nazionale?
Il mio patrimonio più importante è la mia famiglia, mia moglie e le mie bimbe che mi hanno sempre seguito e supportato al 110%. Naturalmente il supporto del Presidente e dello staff in Federazione è importantissimo per ottenere il successo desiderato e senza il loro aiuto sarebbe veramente difficile ottenere i risultati che abbiamo ottenuto negli ultimi due anni.
Per quanto riguarda il mio ruolo sono più le pressioni che pongo a me stesso nel cercare sempre uno standard di eccellenza e perfezione di cui abbiamo bisogno se vogliamo continuare a migliore ed alla fine avere i risultati desiderati sul campo. Ci sono naturalmente anche pressioni esterne ma quelle sono connesse con il ruolo di allenatore della nazionale, vengono con il contratto che hai firmato.

Hai seguito il Sei Nazioni quest’anno? Che mi dici delle prestazioni dell’Italia e della progressiva mancanza di competitività degli azzurri?
Il Sei Nazioni è estremamente popolare in Georgia e i tifosi lo seguono con grande passione. L’Italia è stata sfortunata contro la Scozia ma ha giocato molto bene nella prima partita con il Galles. Stanno portando alla ribalta delle giovanissime promesse e ora c’è bisogno di tempo per poterli formare con una completa esperienza internazionale. Però sono sicuro che sarà una squadra non facile da battere entrando nel periodo coppa del mondo.

Non è un segreto che non appena l’Italia è entrata nel Sei Nazioni, la Federazione Italiana ha speso tempo e soldi a curarsi della nazionale maggiore con una serie di oriundi o stanieri equiparati invece di sviluppare e investire nel rugby di base, tanto che ad oggi dopo 15 anni non c’è ancora un mediano di apertura italiano di classe mondiale. Sembra cosa comune per quelle squadre che appena raggiunta una fama internazionale hanno poi una sorta di “fame” per soldi e sponsorizzazioni. E’ un rischio che anche la Georgia può incontrare nell’immediato futuro?

Una proposta che mi è stata fatta quando ho accettato il ruolo di allenatore è stata quella di importare certi giocatori da altri paesi per potenziare la squadra in ruoli particolari. Non è una strategia che condivido dal momento che a lungo termine non riesce a sostenersi e a sostenere la nazionale stessa. Certamente è molto più difficile crescere i propri giocatori da ragazzini a nazionali dal momento che chiede più tempo, più denaro e più attenzione a svilupparli. Ma da allenatore quella è la parte migliore del ruolo, cioé l’insegnare e il curare giovani promesse per farli diventare giocatori maturi al meglio delle proprie possibilità e vedere che cosa può succedere nella loro carriera. Non c’é cosa migliore nel tuo lavoro se puoi vivere un’esperienza del genere!

Dammi il nome di due giovani giocatori della nazionale da tenere d’occhio
Konstantine Mikautadze: ha 22 anni ed è una seconda linea del Tolone. E Merab Sharikadze, centro di 21 anni. Ha capitanato ogni squadra nazionale giovanile di cui ha fatto parte ed ha già 23 caps con la nazionale maggiore.

Qual è l’obiettivo per la coppa del mondo in Inghilterra nel 2015?
Qualificarsi automaticamente alla coppa del mondo in Giappone nel 2019. Per poterlo fare dobbiamo arrivare terzi nel nostro girone.

di Melita Martorana

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