Progetto Scuole: se i bambini non vanno al rugby, il rugby va dai bambini

ph. Sebastiano Pessina

Quale sarebbe il vostro mondo ovale ideale? Probabilmente quello in cui i bambini escono di casa per andare a giocare a rugby al campetto. Difficile, molto difficile poter immaginare che una situazione simile si avveri in un Paese dominato a livello sportivo dalla palla rotonda. Qualcosa di più però si potrebbe certamente fare, per scalfire la naturale associazione mentale per cui un bambino identifica l’idea del fare sport con quella di giocare a calcio. In linea teorica il piano è facilissimo: se il bambino non va al rugby, il rugby va dal bambino. Ma come realizzare nel concreto un simile progetto?

In una recente intervista al Fatto, Jacques Brunel a proposito della difficoltà di fare sport in Italia ha citato il problema delle scuole e dell’educazioni fisica. Certo, la sua affermazione non riguardava nello specifico la palla ovale ma in generale il modo di far approcciare allo sport i più giovani, ma è innegabile che il canale scolastico rappresenti uno dei veicoli che maggiormente andrebbe sfruttato per far conoscere e apprezzare la palla ovale ai giovanissimi. Uno degli aspetti che più invidiamo ad altri paese rugbisticamente più avanzati è proprio la facilità e disponibilità di accesso alla palla ovale nel contesto scolastico.

Anche per la presente stagione la Federazione ha emanato le “Disposizioni Generali per il Settore Scuola”, sorta di vademecum per l’ingresso della palla ovale nelle scuole. Che avviene secondo tre fasi successive: introduzione e sensibilizzazione alla palla ovale, costituzione di gruppi-squadra interni alla scuola, partecipazione a concentramenti con altre scuole. Nella teoria, la giusta strada da percorrere, e un potenziale effetto a cascata da bambino a bambino in grado di far quantomeno conoscere questo sport ai più. Sarebbe molto interessante a questo punto conoscere a quali risultati concreti il Progetto Scuola ha fin qui portato: quanti bambini che hanno conosciuto il rugby durante l’ora di educazione fisica si sono poi tesserati per un club? Ma soprattutto, perché gli altri non l’hanno fatto?
Un altro aspetto fondamentale della questione è riuscire a coinvolgere nel progetto i club locali, fondamentale punto di congiunzione tra rugby e scuola per riuscire a chiudere il cerchio.

E voi che ne pensate? Quali soluzioni si dovrebbero adottare per far entrare il rugby nelle scuole o comunque per far conoscere di più la palla ovale ai più piccoli?

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