Paradossi ovali: in Nuova Zelanda i ragazzi non giocano più a rugby

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Il rischio di infortuni sta allontanando i ragazzini dalla palla ovale e nella terra degli All Blacks sorride il calcio.

Ricordate cosa diceva John Kirwan ai tempi in cui allenava l’Italrugby? “La più bella vittoria l’avremo ottenuta quando le mamme italiane spingeranno i loro figli a giocare al rugby” diceva l’ex leggenda degli All Blacks. Ebbene, mentre in Italia il minirugby è in crescita, per assurdo, in Nuova Zelanda il rugby giovanile sta entrando in crisi.

Una ricerca effettuata dalla federazione neozelandese, infatti, ha mostrato come vi sia un importante calo dei bambini e ragazzini che giocano a rugby, con una crescita – invece – del calcio. Il motivo è semplice: con il passaggio all’adolescenza i contatti si fanno più duri e il rischio infortuni cresce. E i ragazzi (e le mamme neozelandesi) hanno paura.

Nel 2010 i ragazzi tra i 13 e i 18 anni che giocavano a rugby erano 44mila, ora sono solo 41.300, mentre in parallelo il calcio ha visto una crescita dei tesserati del 10% nella stessa fascia d’età. I motivi, secondo gli esperti, sono due. Da un lato l’aumento delle alternative, con il calcio che ha maggior visibilità in Nuova Zelanda, dall’altro – appunto – “l’80% delle mamme ha paura degli infortuni”.

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Paradossi ovali: in Nuova Zelanda i ragazzi non giocano più a rugby é stato pubblicato su rugby1823.it alle 10:41 di lunedì 14 luglio 2014.