Obbligatorietà, “regole ferree” e impegno ovale. Tra la Fir e la base c’è sempre più scollamento, ecco uno spunto di riflessione

Arieti-Rugby-Fasedi-gioco-serie-C-2013-5-620x412

Ricevo e pubblico questo interessante articolo, che rappresenta uno spunto di riflessione non da poco.

E’ con estremo rammarico e rabbia che apprendiamo in questi giorni del ripescaggio della Gran Sasso squadra cadetta in serie C1. Nonostante il secondo posto questa squadra non aveva guadagnato il diritto alla promozione per non aver assolto all’obbligatorietà prevista dalla stessa Federazione (né under 14 nè Under16), requisito indispensabile (sempre a detta della stessa Federazione) per essere ammessi a questa categoria. Premettiamo che la nostra non è una posizione presa contro la Gran Sasso (ci risulta che sia stato fatto così anche in altre parti d’Italia ) ma contro coloro che, arbitrariamente e senza nessuna vergogna, gestiscono simili situazioni ignorando (per alcuni) le stesse regole da loro create. Una simile decisione mortifica gli sforzi di TUTTI i giocatori, dirigenti e tecnici del movimento ITALIANO che per mesi si dannano sui campi e sulle strade d’Italia per portare ragazzi al gioco del rugby e per creare quei vivai e settori giovanili che tanto sembrano importanti nelle riunioni federali ma che, al primo spintone tutto “italiano” di raccomandazioni e amicizie, diventano solo numeri inutili su di una carta che non viene nemmeno presa in considerazione. Le regole create dalla stessa FIR prevedevano come condizione necessaria l’assolvimento dell’obbligatorietà; in nessuna parte di nessun regolamento si parla del ripescaggio di NON AVENTI DIRITTO una volta esaurita la graduatoria degli AVENTI DIRITTO, e questo è un dato di fatto inconfutabile. In passato ,in seguito a ritiri o esclusioni all’ultimo momento di squadre dai Campionati persino in serie A ed in Eccellenza si è proseguito giocando con una squadra in meno, ma questa volta no, come mai? Come mai una regola così ferrea come quella dell’obbligatorietà viene di fatto ignorata? Tra l’altro creando un solido appiglio legale per eventuali contenziosi futuri tra FIR e una qualsiasi squadra dei nostri Campionati? E come mai una simile decisione viene presa nonostante i comitati regionali TUTTI si siano espressi contro? Se le decisioni vengono prese in questo modo non sarebbe meglio chiuderli allora questi Comitati che a questo punto sono solo una costosa e quanto mai inutile espressione delle Società sul territorio? Non vogliamo darci risposte ma invitiamo tutti a riflettere e a contestare una simile decisione che va contro elementari norme di correttezza sportiva e di fatto fa capire perché poi tra la base e la FIR lo scollamento è così marcato e profondo da non poter essere colmato da semplici chiacchiere e banali frasi fatte sulla purezza e santità del rugby. Noi siamo dilettanti e continueremo a impegnarci sui campi per divertirci, senza “santi in Paradiso” (che nemmeno vogliamo, perché una volta questo era lo sport in cui vinceva chi faceva di più e meglio, ora non più) ma attenzione ora a chiederci un impegno maggiore del minimo sindacale in ogni settore giovanile o selezione o Centro di Formazione perché ciò che sta accadendo mina profondamente la nostra passione e voglia di continuare in un mondo (quello rugbistico italiano) che tanto si vanta di essere “diverso”, ma che lo è solo in apparenza.

I giocatori, i tecnici e i dirigenti della Polisportiva Abruzzo Rugby