L’Italia è inserita in un girone duro, come vedi le sfide con Francia e Irlanda?

E’ sicuramente un girone difficile, l’Irlanda è molto forte, ma la Francia ha problemi. Hanno un campionato fortissimo, ma pieno di stranieri e faticano a far crescere i loro talenti. Un po’ come in Italia e i francesi arrivano ai Mondiali senza grandi certezze. La cosa positiva è che conosciamo bene Irlanda e Francia. L’Italia è l’underdog, è sfavorita, ma gli italiani danno il meglio quando sono spalle al muro. Se entrano in campo con gli occhi di tigre l’Italia può vincere sabato. Conta la mentalità: gli All Blacks non vengono per difendere il titolo, vengono perché vogliono rivincere.

Tu, nel 2003, sei stato l’ultimo ct azzurro a non arrivare ai Mondiali in scadenza di contratto. E’ un problema per l’Italia?

E’ vero. Quando Dondi mi chiese di fare il ct mi chiese di lanciare i giovani, di programmare e io gli proposi un percorso lungo due Mondiali, un progetto di sei anni. Io a un anno dalla Rugby World Cup ho lanciato Sergio Parisse che aveva 18 anni. Anche oggi bisogna già programmare per il 2019, bisogna dare fiducia ai giovani. Farli giocare, farli sbagliare, ma insistere. Detto ciò, però, sono convinto che Jacques abbia fatto un buon lavoro.

A proposito di Parisse. Sabato non ci sarà. Il rugby è uno sport di squadra, ma quanto pesa la sua assenza?

Sergio è un campione vero, la sua assenza pesa. Lui è fondamentale come lo è Richie McCaw per la Nuova Zelanda. Ma la sua assenza deve spingere gli altri a dare di più, non dev’essere una scusa, ma obbligherà gli altri a tirare fuori le loro doti di leadership. Penso per esempio ad Ale Zanni, ma non solo. Ripeto, l’assenza di Sergio o i problemi di Brunel non devono essere una scusa.

Tu hai lanciato Parisse e Castro giovanissimi, oggi si fa più fatica a dare spazio ai giovanissimi. Chi possono essere i futuri leader?

Quando c’ero io giocavamo contro Romania, Bulgaria, Spagna e potevo portare un sacco di giovani e farli giocare. Oggi vai in Sud Africa, Australia ed è difficile lanciare i giovani. Per esempio Allan, è il nostro futuro. Ma devi farlo giocare, lascialo lì, lascialo sbagliare. Ci serve di trovare un 10. Poi c’è Zanni, non è giovane, ma può prendere in mano la squadra.