Match dai due volti sotto un sole africano per il Cus Siena

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Finisce con un pareggio (risultato che non usciva dal Sabbione dal campionato 2008-09), il risultato probabilmente più giusto, la finale di andata valevole per l’accesso alla serie B. Anche se entrambe le squadre, e Banca Cras un po’ di più, possono rammaricarsi di non essersi impossessate del match quando l’inerzia era a loro favore.
Ma andiamo con ordine. Si inizia alle 15.30 in punto. Sole africano e tribuna piena. Centumcellae Civitavecchia, molti giocatori esperti, un recente passato in serie B, avvia il match con una confidenza che i tanti dei giovani di Ferluga si sognano. Il mediano d’apertura laziale Coppeto, fosforo in abbondanza nonostante qualche chilo di troppo, muove il suo XV con l’autorità di un direttore d’orchestra. La terza centro Onofri, quando parte lanciato, ricorda la capacità del georgiano Akvsent Giorgadze di aprire la difesa avversaria. La touche ospite sporca non pochi palloni ai senesi e anche il pesante pack biancorosso fa soffrire il più tecnico reparto senese. Sono quindi gli ospiti a fare la partita: Banca Cras tiene grazie alla solidità della difesa in crisi solamente al 9′ quando una progressione degli avanti ospiti oltrepassa la linea di meta senza però riuscire, grazie all’opposizione dei corpi dei difensori a toccare il suolo e al 16′, quando il velocissimo centro Trivellone calcia per se stesso ma non riesce a raggiungere l’ovale. Al 22′ Cappelletti calcia a lato una punizione da facilissima posizione. Siena, molto contratta, sembra giocare al limite delle sue possibilità. Al 29′ gli ospiti passano meritatamente in vantaggio: delizioso calcio di Coppeto su Diottasi sulla linea mediana di campo, l’ala raccoglie l’ovale, fa fuori con un paio di finte i difensori senesi e corre a depositare l’ovale in mezzo ai pali (tutto molto bello, 0-7). Nubi fosche (metaforicamente) si addensano sul cielo dei senesi. Banca Cras gioca il primo pallone nei 22 avversari al 32′ e il secondo al 39′. Ma raccoglie. Tomò vede una scorrettezza laziale e Mondet riduce la distanza (3-7). Al 41′ Civitavecchia potrebbe passare ancora, ma un in avanti getta alle ortiche una meta mezza fatta.
La pausa, evidentemente, rinfranca i senesi. Il XV di Ferluga, infatti, rientra in campo con maggiore audacia e voglia di imporsi. Marzi torna a fare il bello e il cattivo tempo in touche. Per contro Civitavecchia, squadra che impiega non pochi trentenni, si spegne gradamente. I laziali considerano la pratica Siena già mezza archiviata? Possibile. Ma è probabilmente il caldo africano a spengere i motori della nave laziale, caldo che i polmoni dei giovani di Ferluga patiscono assai meno. Alcuni giocatori laziali paiono in evidente difficoltà fisica. La stella di Coppeto è offuscata. Banca Cras, sospinta dal pubblico, sale in cattedra. 16′: Bocci, lanciatissimo, viene miracolosamente stoppato dall’ultimo uomo. 17′: Mondet coglie il palo da facile posizione su punizione. Sono ora gli ospiti a soffrire. Forse ancor più di Siena nel primo tempo. 18′: giallo al laziale Natalucci. 20′: una serie di percussioni senesi, alcune organizzate in maul, altre individuali, scavano una breccia profonda nella difesa che perde metri e sicurezza. Dupré vede un varco e vi si getta vittoriosamente (10-7). Mancano venti minuti alla fine e l’inerzia della partita pare ora a tutto vantaggio dei padroni di casa. Al 21′ bella azione di Carmignani (ottimo il suo ingresso da impact player); al 28′ di Bartoli; al 32′ faticosissima difesa di Civitavecchia su una serie di caparbie offensive del pack bianconero. La partita conosce una fase di intensità inusitata. Siena, orgogliosissima come sempre, cerca il colpo del ko, senza però trovarlo. I laziali, infatti, pur in difficoltà, non mollano di un centimetro. E al 40′ impattano con un calcio di punizione da grande distanza messo a segno da Cappelletti (10-10). Ma non è ancora finita. Al 43′, infatti, i padroni di casa ottengono un piazzato. E’ l’ultimo pallone del match. Mondet tenta i pali da oltre 40 metri: l’ovale si spegne poco a lato del palo destro. Finisce così: un tempo per parte, una meta per parte. Equilibrio assoluto. Ci rivedremo a Civitavecchia.