Londra, cuore dell’Europa ovale in un giovedì decisivo. Anche per l’Italia

Due riunioni, una vicina all’altra, probabilmente decisive. Finalmente. Oggi dovrebbe essere il giorno in cui viene tolto il velo dalle nuove competizioni europee per club. Teniamoci però il condizionale, visto che questa storia ci ha abituato a colpi di scena e ripartenze in continuazione.
Due riunioni dicevamo. Iniziamo dalla prima, non solo perché è propedeutica alla seconda, ma perché ci riguarda direttamente: le federazioni celtiche si troveranno infatti per mettere la parola “fine” alla crisi innescata dalla decisione della FIR di non firmare i documenti che avrebbero dato ufficialmente il via alle nuove coppe europee. I motivi sono noti, con la federazione italiana che contesta la ripartizione delle 20 milioni di sterline destinate al Pro12 che nel documento conclusivo non sono paritarie con Irlanda, Galles e Scozia che percepirebbero 5,1 milioni ognuna a fronte dei 4,7 milioni per l’Italia. Il presidente Alfredo Gavazzi riconoscerebbe eventualmente una “superiorità” per Irlanda e Galles che hanno quattro squadre ma non accetta che la Scozia (due franchigie, come l’Italia) prenda più di noi.
Una posizione di principio che anche al netto delle attuali differenze di “peso” tra il movimento italiano e quello scozzese è più che comprensibile, ma che potrebbe portare anche all’esclusione dell’Italia dalle coppe europee. Ipotesi in realtà piuttosto remota, ma che non si può affatto escludere.

A seguire la riunione che metterà il sigillo dell’ufficialità ai tre nuovi tornei continentali. Inizierà quando sarà terminata quella dei celtici e, in un modo o in un altro, la “questione italiana” sarà risolta. Qui non si aspettano più intoppi e tutto è pronto ormai da un paio di settimane: tre coppe, i criteri di partecipazioni, il compromesso tra BT e Sky per i diritti tv e soprattutto la composizione del nuovo nuovo board. Quest’ultimo aspetto è probabilmente quello che avrà i maggiori effetti sul medio-lungo periodo, perché se è vero da un lato che non si può certo dire che il tentativo di “golpe” da parte dei club inglesi e francesi ai danni delle Unions sia andato a segno (anzi), dall’altro non si può nemmeno sostenere che quelle stesse squadre siano state sconfitte. Hanno alzato la voce, hanno battuto i pugni sul tavolo e non hanno ottenuto tutto ciò che volevano ma alla fine nessuno li ha messi in castigo e di sicuro non hanno preso scappellotti. Hanno portato a casa una nuova ripartizione dei contributi e sono entrati nella stanza dei bottoni e delle decisioni che contano, ovvero un maggior peso nel comparto amministrativo e finanziario. Siamo pronti a scommettere che da qui a 10 anni il loro peso aumenterà enormemente.

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