Italia, rialzati e cammina! C’è ancora un’Inghilterra a cui rovinare i piani…

ph. Sebastiano Pessina

Ciò che più salta all’occhio dando uno sguardo complessivo alle prestazioni della Banda Brunel contro Francia, Scozia e Irlanda (soprattutto queste ultime due) è la differenza di gioco, di aggressività, di intensità e non ultimo di agonismo tra il primo e il secondo tempo. Contro gli Highlanders non è bastata la meta allo scadere di prima frazione di Tommy Allan per darci la vittoria (e forse se quella meta non fosse stata marcata avremmo affrontato la ripresa con spirito diverso), mentre pochi giorni fa a Dublino dopo dei buoni primi quaranta siamo calati, rimanendo in balia del gioco e della fisicità degli Irish. Vero che prendere una meta al minuto ’37, dopo che hai difeso tanto e spesso bene, ti taglia le gambe, ma ciò giustifica solo in parte il calo del secondo tempo.

Altra cosa da notare è che, come già successo contro il Galles, abbiamo concesso una meta nei primi minuti. Un caso, certo, ma poi la reazione almeno nel primo tempo c’è stata, come se dovessimo prenderci la scoppola prima di renderci conto di essere in campo. Contro questa Irlanda, comunque, si sapeva che sarebbe stata durissima. “Abrasivo” è l’aggettivo che in questi giorni è stato più usato per descrivere il loro gioco, e non a torto: un gioco asfissiante, fatto di molte fasi, di cambi del fronte, di lato chiuso e lato aperto, di pulizie furiose (e più di una volta non corrette, ma già è stato detto) del break down, di ball carrier che sempre mettono i propri compagni sul piede avanzante costringendo le difese ad indietreggiare. Se poi a questo aggiungiamo la spinta emotiva per l’addio del dio (lo slogan In BOD we trust è tanto conosciuto quanto geniale) e la necessità di fare più punti possibile per vincere il torneo, beh verrebbe da dire che le sette mete ci stanno eccome. L’Italia ha fatto il possibile, poi è arrivato il momento di rottura in cui la diga è crollata, e a differenza di Parigi non si è riusciti a salvare nulla dalla cantina.

Per quanto riguarda invece le scelte tecniche di Brunel, chi forse ha più convinto è stato Tebaldi. Bene nella distribuzione, preciso e logico nelle scelte soprattutto nel primo tempo, nella ripresa come tutti è andato calando, e quando un mediano non ha il pack che conquista e avanza diventa tutto difficile. Potremmo vederlo a Roma in coppia con Allan? Legittimo aspettarselo, anche se Orquera non ha fatto male, cavandosela bene pure in difesa. Ma se poi pensiamo alla linea giovane e alla responsabilizzazione in ottica RWC 2015…Del resto sbagliando non solo si impara ma si cresce pure: Esposito non cercherà più di controllare un rimbalzo insidioso a due metri dalla meta, così come Sarto non forzerà più un riciclo da terra nei propri ventidue. A Roma poi potremmo vedere in campo Masi dal primo minuto a numero 12, considerando la prestazione irlandese sottotono di Garcia e la sicurezza di McLean là dietro. Dovrebbe recuperare anche Parisse, mentre per Castrogiovanni bisognerà attendere ancora un paio di giorni per saperne di più.

Comunque, indipendentemente dal singolo interprete, è la reazione del gruppo che ci si aspetta. Contro l’Inghilterra se possibile sarà ancora più dura che contro l’Irlanda, ma la nostra è una nazionale che alterna prestazioni negative ad altre ben più entusiasmanti. E poi figuriamoci quanti azzurri vorranno farsi belli agli occhi dei tifosi d’Oltremanica…

Di Roberto Avesani @robyavesani

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