In volo con le Black Eagles di Brembate di Sopra, aquile ovali in cerca di un nido

ph. Sebastiano Pessina

Cittadella dello sport. Si chiama così. Ed è così. Una pista di atletica leggera, da far invidia a quella dell’Olimpico di Roma. E dentro la pista, un prato, ma verde, non marrone come il Giuriati vecchio e il Giuriati nuovo, a Milano. E di fianco alla pista e al prato, un palazzetto dello sport, anzi, degli sport, dal basket alla pallavolo, e una piscina, anzi, due. A Brembate di Sopra, aria di Bergamo e di Orobie, lo sport è educazione, formazione, integrazione. L’ultimo arrivato è il rugby. E cerca casa.
Loro, i rugbisti, si chiamano Black Eagles, aquile nere, come quelle di un altro club, un po’ più a nord e a est, a Bressanone. Il nero è quello delle maglie, quanto alla rapacità e alla volatilità – almeno finora – è un punto di riferimento più che una speranza o un obiettivo. Un centinaio di bambini ragazzini e ragazzi, dagli Under 6 in su, come nella tabellina del 2, Under 8, 10, 12, 14, 16 e 18, fino a 12 coltivati in casa, dai 12 in su uniti alla franchigia dei Rivers, fiumi, che comprende Valseriana e Vimercate.

Tutto è cominciato nella primavera del 2008, quando quattro amici più mogli o compagne hanno condiviso un sogno: ovale. E siccome i quattro più quattro si sono subito fatti in quattro, erano già in trentadue. Ufficialmente: Elio Taiocchi, presidente; Luigi Casiello, vicepresidente; Luigi Lasala e Marco Serafini, allenatori; e Letizia Bonomi, moglie di Taiocchi, segretaria, cioè tuttofare, con il dono dell’onnipresenza. Più vari ed eventuali.
Taiocchi, che adesso ha cinquant’anni, ha giocato nel Bergamo e un anno anche nell’Amatori Milano, quello di Marco Bollesan. Seconda e terza linea, dunque un uomo di mischia, un avanti, uno che comincia a spostare il piano e poi, a volte, riesce a spostare anche le montagne. E così ha fatto a Brembate: gli allenamenti al campo della Cittadella dello sport, cercando di trovare un condominio pacifico con il calcio; i finanziamenti, prima in proprio, adesso grazie all’impegno di un ottico e di un veterinario, di una farmacia, di un’azienda specializzata in adesivi e un’altra in trasporti; e soprattutto il sostegno di due squadre incrollabili nella loro generosità, che entrano in azione quando la partita deve ancora cominciare o è già finita: la squadra righe/pali, formata da dirigenti, allenatori, genitori e volontari, e non c’è bisogno di spiegarne compiti e uffici, e la squadra terzo tempo, e qui c’è ancora meno bisogno di parole, se non per precisare che ormai, nella pasta e sugo, siamo a livelli da masterchef. La filosofia, comunque, è trasmettere la passione del rugby, lo spirito del gioco, la filosofia di vita. Perché rimangano anche fuori dal campo.

Il problema è proprio quello del campo: le Black Eagles cercano casa. Il Comune aveva promesso un campo, nuovo, vicino al Brembo. Poi il patto di stabilità nazionale ne ha bloccato la costruzione, per la quale era già stanziato il contributo federale. Così si è tornati ospiti della polisportiva. Forse adesso si apre uno spazio a Mapello, a cinque chilometri da Brembate, perché pare che il prete locale sia rimasto affascinato dai valori – cristiani, certamente – del rugby. Sarebbe bello. Perché se adesso Taiocchi e gli altri missionari del rugby non fanno niente per reclutare nuovi discepoli, ma almeno un ragazzino alla settimana arriva ispirato dall’ovale, con un nuovo campo a disposizione si potrebbero riaprire le porte e in poche settimane, giurano, raddoppiare i numeri.
Intanto voliamo basso, dice Taiocchi, teniamo i piedi a terra. Anche se, più che Eagles, sarebbero quasi dei Chicken.

di Marco Pastonesi

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