Imparare e insegnare il rugby: a Mogliano arriva Wayne Smith…

ph. Adam Holt/Action Images

No, il tecnico neozelandese in predicato di rienrare nello staff degli all Blacks non è il nuovo assistente di Kino Properzi sulla panchina del club veneto, ma diventa una sorta di consulente tecnico. Insomma, avercene…
Il comunicato della società biancoblu:

Ci eravamo lasciati quasi un anno fa, nella Club House dello Stadio “Maurizio Quaggia”, con l’auspicio di poter ripetere in futuro la magnifica serata trascorsa insieme a lui e a Stu Williams, Team Manager dei Waikato Chiefs, franchigia della Rugby Union neozelandese. Incontri importanti per tecnici ed atleti, soprattutto per i più giovani. Occasioni uniche per poter entrare in contatto con mostri sacri del rugby internazionale. Quello che invece accadrà nel prossimo mese di ottobre supererà anche le aspettative più azzardate e a molti potrebbe sembrare pura fantascienza. L’ex All Black Wayne Smith, che è stato allenatore capo e successivamente allenatore in seconda dei tutti neri, il tecnico ritenuto uno dei più competenti e preparati a livello mondiale con richieste anche dalla Nazionale Inglese e da importanti Clubs Europei, ha accettato di venire Mogliano in veste di collaboratore tecnico. Con l’avvicinarsi della Coppa del Mondo 2015, voci lo indicano nuovamente come possibile allenatore in seconda della Nazionale neozelandese, a fianco di Steve Hansen. Un fantastico privilegio ed un onore ancora più grande, per il nostro Club, poterlo ospitare prima di questa eventuale nuova avventura mondiale. Saranno due le settimane, dal 11 al 28 di ottobre, che lo vedranno coinvolto nell’Internal Coaching Camp organizzato dalla Società Mogliano Rugby, programma di rugby training dedicato al personale tecnico del Club. Mogliano Rugby intende fin d’ora ringraziare pubblicamente il Signor Smith, il quale si è reso disponibile, compatibilmente con i propri impegni sportivi, a supportare, con cadenza periodica, le sessioni di formazione interna dello Staff Tecnico del Club.

Nato il 19 aprile 1957 a Putaruru (NZ), nella sua carriera da giocatore (mediano di apertura), ha collezionato 17 caps con la Nazionale Neozelandese, ha militato con Canterbury ed anche in Italia, a Casale sul Sile. Da allenatore ha guidato gli All Blacks, i Crusaders, i Northampton Saints e attualmente fa parte dello staff tecnico dei Chiefs.

Lo abbiamo raggiunto in nuova zelanda e gli abbiamo posto alcune brevi domande. Lui, gentilissimo, si è reso subito disponibile e con le sue risposte ha reso ancora più chiare le qualità della persona che avremo il piacere di ospitare.

-Forse non accade solo nel rugby, ma certamente nel nostro sport è più facile che si possano verificare situazioni di questo tipo. Non è così comune che un allenatore di livello mondiale inizi a collaborare con Società di minore importanza rispetto ai grandi club internazionali con i quali lavora normalmente. Dipende solo dalla persona in questione o anche dai valori che il Rugby ti insegna e che in seguito ti accompagnano nella vita. Il rispetto, l’umiltà e la solidarietà, per citarne solo alcuni?

“Penso sia importante “restituire” allo Sport. Ho avuto tante grandi opportunità dal rugby, ma non dimentico mai da dove sono arrivato. In Nuova Zelanda ho iniziato giocando per un piccolo club e poi, tanto tempo fa negli anni 80, ho imparato molto su come si allenano le persone a Casale Sul Sile. Poter condividere adesso la mia conoscenza ed esperienza con un club come Mogliano è solo un privilegio, non vedo l’ora di farlo.”

-Sappiamo che non ha mai dimenticato i rapporti umani costruiti durante la sua esperienza italiana, questo ha in qualche modo influito sulla decisione presa in questi giorni?

“Dino Menegazzi è stato il mio manager a Casale sul Sile, quando ero li come giocatore/allenatore. E’ stata ed è una persona importante nella mia vita, un amico leale che da il cuore per il Rugby e per le persone. Vengo a portare il mio contributo a Mogliano anche perchè me lo ha chiesto lui e devo ringraziare Alessandro Carniato che è stato fantastico nel mantenere i contatti e nell’organizzare tutto il necessario. Tra quelli che considero i miei “fratelli” italiani ho un rapporto particolare con Eugenio Eugenio, Paolo Gasparello, Gianni Salomon e Alessandro Cappelletto, che hanno giocato con me a Casale. Ma in realtà tutti i ragazzi con cui ho giocato insieme sono importanti per me, ed è sempre fantastico potersi ritrovare. Mia moglie Trish ed io abbiamo passato alcuni dei più bei momenti della nostra vita qui in Veneto e non dimenticheremo mai le persone che lo hanno reso possibile.”

-Tornando al Mogliano e al modo di interpretare il rugby, da molti anni il club ha adottato nella sua filosofia il Rugby “totale” come caratteristica per arrivare ad ottenere risultati. La difficoltà che si verifica maggiormente è far acquisire in fretta questo tipo di attitudine e di mentalità ai nuovi arrivati. Diventa sempre più essenziale costruire questo spirito già a partire dal settore giovanile. Lei cosa ne pensa?

“Il Rugby può essere giocato in molti modi diversi. Questo è anche ciò che lo rende un grande sport. Penso che sia fantastico per un club come Mogliano avere una propria identità, il proprio modo di fare le cose. L’amore per il proprio club è una delle cose più importanti del rugby, e il club ha bisogno di catturare i cuori e le anime di chi ne fa parte, fin da giovanissimi. Le competenze e il tipo di gioco cambieranno e prenderanno forma con il passare del tempo, ma non definiranno e caratterizzeranno il club se la passione, la lealtà e l’”Orgoglio” non verranno radicati nel profondo, già in età precoce.”

-Ha già pensato a cosa fare una volta arrivato a Mogliano, si è posto degli obiettivi o ha in mente qualcosa di particolarmente adatto alle caratteristiche del nostro Club?

“Ho pensato molto a quello che mi piacerebbe provare e portare come valore aggiunto agli allenatori del Mogliano. In effetti, non ho moltissimo tempo a disposizione, ma forse questo primo incontro può rappresentare l’inizio di numerose avventure da vivere insieme nel corso dei prossimi anni. Essenzialmente questa volta sono qui per collaborare con la prima squadra ed i suoi tecnici. La prima cosa da fare sarà sintonizzarsi sulla stessa frequenza, capire il sistema di gioco che adottano e le cose che hanno maggiormente bisogno di ottenere da me. Faremo partecipare anche gli altri allenatori del Club a qualche sessione tecnica, per berci poi una birra tutti insieme (pagherà Dino ovviamente) e scambiarci opinioni su quello che hanno visto nell’allenamento o durante il gioco.”

-Per finire, solo come curiosità, in un’intervista lei ha dichiarato che gli All Blacks giocano più per amore del Rugby che per i soldi, sembra una cosa difficile da poter pensare a livello professionistico…

“Se gli All Blacks avessero giocato solo per il denaro, non sarebbe rimasto più nessuno nel paese! Rispetto ai giocatori in Europa, i nostri sono pagati “moderatamente”. Gli All Blacks stanno ancora giocando il Rugby che preferiscono, ed è importante sottolineare che continuano ad amare quello che fanno. Portare la maglia nera con la felce argentata non è un’esperienza che si può comprare, e la maggior parte dei giocatori non la lascerà mai per nessun motivo. Certamente alcuni lo fanno, altri la lasciano quando capiscono che la fine della carriera è vicina, ma in generale tutti rimangono in Nuova Zelanda fino a quando esiste anche una sola possibilità di giocare per il proprio Paese. Una particolarità che caratterizza tutti quelli che hanno giocato per gli All Blacks è che quando smettono, vogliono che la propria maglia sia in condizioni migliori di quanto non lo fosse quando l’hanno indossata per la prima volta. Questo tipo di atteggiamento ha creato 109 anni di successi.”

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