Il rugby finisce al numero otto? No di certo, ma volendo potrebbe…

ph. Sebastiano Pessina

Chris Boyd, che la prossima stagione allenerà gli Hurricanes, l’ha detto chiaro e tondo. Ad una domanda sul ritorno di Nonu alla franchigia di Wellington, l’ex allenatore dell’Under 20 della Nuova Zelanda ha risposto senza mezze parole: “La mischia vince il campionato, i trequarti vincono le partite”. Schietto, ma inoppugnabile.

Con l’evolversi del gioco, il pack e la prima linea hanno guadagnato sempre più importanza. Qualcuno disse che il giocatore più importante della propria squadra era il pilone destro, seguito dalla riserva del pilone destro. Difficile dar loro torto. Dei tre aspetti più importanti del gioco per come oggi lo conosciamo (conquista, difesa e avanzamento) un pack performante ne garantisce minimo due (conquista e avanzamento). Per questo avere una mischia nel complesso superiore all’avversario è condizione necessaria, (ma anche sufficiente) per vincere. E il senso della frase di Boyd è proprio questo: puoi anche allenare la migliore linea di trequarti al mondo, ma se non hai buoni giocatori lì davanti puoi anche tenerli in tribuna e non fargli nemmeno portare la borsa (Robbie Deans e l’Australia ne dovrebbero sapere qualcosa).

Per far fronte a difese iper fisiche e organizzate, e che “sacrificano” uno o massimo due uomini sul punto d’incontro, conquistare da fase statica lanciando poi il gioco, e mettere la propria squadra sul piede avanzante (o meglio, la difesa avversaria su quello retrocedente) sono diventati le key areas attorno cui analizzare vittorie e sconfitte. Da quando la mischia azzurra non è più dominante, i problemi si sono visti molto chiaramente e le vittorie hanno smesso di arrivare. Sia chiaro, non si vuole assolutamente dire che i nostri risultati positivi siano arrivati grazie esclusivamente alla mischia. Solo, mettere in luce l’estrema importanza che questa ha assunto.

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