Il professor Ciccio Schininà dà i voti alla squadra del Padua

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Allora Ciccio, di nuovo qui per la seconda parte del pagellone. Oggi la birra la ordino io (ma come al solito paghi tu) e chiedo a Gianni la stessa della settimana scorsa, una The American Dream del birrificio danese Mikkellera.
Meno, te lo concedo solo perché siamo alla ventinovesima birra e ormai, per forza di cose, dovresti iniziare a capirne qualcosa anche tu, ma non pensare che te lo possa permettere a ogni nostra birra.

Tranquillo, non mi allargo, giro pancia a parte. Torniamo al lavoro per cui siamo pagati. Ti restava da dare i voti ai dieci paduini più presenti in stagione. Cominciamo con Peppino Di Mauro, 20 presenze per 1.080 minuti di gioco.
Peppino “PlumCake” Dimauro è il mio idolo incontrastato. Lo vedi lì e pensi “ma questo che cazzo ci fa al campo?” ma poi prende la palla, prova un paio di touche, te lo trovi in gioco aperto a smistare palloni con l’efficacia e la pulizia di un’apertura, e capisci che “cazzo ci fa al campo”. Tecnicamente da 9, fisicamente da 2, in allenamento e in partita dà sempre tutto ed è la sintesi perfetta di cosa possono fare forza di volontà e attaccamento alla maglia, esempio che i più giovani devono seguire. La sua è stata una stagione durissima di fronte a mischie sistematicamente più pesanti e attrezzate della nostra, ma ha fatto sempre il suo, incitando i compagni e sacrificandosi per la squadra. 6,5.

Gabriele Calamaro, ha totalizzato meno presenze di “PlumCake”, 16, ma ha giocato di più, 1.083 minuti.
Gabriele ha vissuto una stagione segnata dalle esigenze lavorative ma, quando è potuto scendere in campo, è stato fondamentale. Con lui in campo la linea difensiva acquista solidità e sicurezza, aumenta la pressione sugli avversari e si riescono a recuperare più palloni. In attacco ha avuto qualche problemino legato ai pochi allenamenti fatti insieme al “gemello” Stefano Iacono, ma la meta decisiva di quest’ultimo, nello spareggio contro Rieti, ha la sua forte impronta. 6,5.

Nella Top Ten ci sono i quattro fratelli Iacono. All’ottavo posto c’è Paolino, l’eroe della partita con il Rieti, 20 presenze e 1.307 minuti.
Paolo è il nostro “forever alone”, il nostro polemico asettico senza sentimenti. Quando è arrivato il momento, ha però tirato fuori tutto ciò che aveva e si è tolto le sue belle soddisfazioni e, fatto incredibile, abbiamo scoperto che anche lui ha un cuore! Oltre alla meta, che ci ha tenuto aggrappati alla B nell’ultima giornata, mi preme sottolineare il lavoro fatto in fase di placcaggio e difesa. Paolo veniva da partite non proprio eccellenti, con qualche difficoltà di troppo nella fase difensiva e lo spettro di Stubbs ancora sul groppone. Sembrava aver perso un po’ di fiducia invece, nel decisivo finale di stagione, abbiamo visto un Paolo inedito: placcaggi decisivi, leadership e sostegno ai compagni. 6 + 1 per la fondamentale meta.

Con una presenza in meno ma con più minuti giocati, 1.345, al settimo posto c’è Gianfranco Arrabito, l’uomo volante.
Anche per lui non è stato un anno facilissimo a livello personale, fatto che ha segnato, e non poco, la sua stagione. Ha sempre dato il suo contributo senza però riuscire quasi mai a dare quella virgola in più che è nel suo potenziale. Encomiabile la sua presenza costante nonostante i mille problemi, è riuscito comunque ad essere punto di riferimento in touche. Sono convinto che la prossima sarà la sua stagione. 6.

Al sesto e al quinto i due più giovani degli Iacono, Stefano e Cristian, rispettivamente con 19 e 20 presenze e 1.361 e 1.387 minuti in campo.
Stefano è una garanzia. In difesa non sbaglia un movimento, una salita, un placcaggio mentre in attacco ha avuto qualche problema in più ad adattarsi alla categoria dove, ricordiamolo, è un’esordiente assoluto. Sono strafelice di avergli visto segnare la meta della salvezza, lo meritava dopo un anno di sacrifici in cui ha tirato tanto la carretta, essendo l’unico primo centro puro in rosa. 7.
Cristian invece mi ha sbalordito. Ha avuto un impatto forte con la categoria, ci ha risolto tanti problemi uscendo palla in mano quando la mischia retrocedeva riuscendo comunque a far giocare i compagni in avanzamento. Placcatore micidiale, mix di forza e potenza, ha avuto la capacità di creare tanto per i compagni. Non ingannino le sole due mete: tante di quelle fatte dai compagni sono frutto del suo lavoro e della sua capacità di essere sempre a sostegno. 8

Ciccio, ci stiamo avvicinando al podio, ma il bicchiere è vuoto. Ordina un’altra birra che andiamo avanti.
Gianni altre due!

Ai piedi del podio c’è l’unico “straniero” che gioca nel Padua, il catanese Andrea Ferrara, 20 presenze e 1.466 minuti.
Andrea ha dato solidità in touche, esperienza nella categoria, peso in mischia e placcaggi duri. Ha giocato spesso e volentieri in condizioni fisiche precarie senza mai tirarsi indietro riuscendo ad essere da stimolo costante per i compagni. Durante l’anno ha avuto un mesetto un po’ più complicato ma nel finale di stagione ha tirato fuori tutto, in particolare nello spareggio con Rieti, dove, a mio modo di vedere, è stato il migliore in campo. Spero tanto di averlo con noi l’anno prossimo, intanto gli do un bel 7,5.

Adesso il podio. Medaglia di bronzo, come la sua faccia (Enoc, scherzo, ma visto il tuo abbigliamento alla fine della partita di spareggio a Lecce mica tanto…), Enoc Valenti, 20 presenze e 1.493 minuti in campo.
La professionalità e la serietà con cui si allena Enoc, già da sola gli vale un 6 di partenza. Il restante punto che va a formare il 7 finale se l’è guadagnato a suon di placcaggi, sostegni sempre puntuali e sacrificio. Però voglio vedergli fare di più in attacco perché è nelle sue corde e, nell’azione della meta decisiva con Rieti, si è visto. Sono convinto che questa sia stata per lui una stagione d’ambientamento perché il suo potenziale è alto… e il bello deve ancora arrivare.

Medaglia d’argento, e qui stiamo per commentare un caso più unico che raro, il pilone Michele Campanella, 21 presenze e 1.517 presenze.
Michele per me è il simbolo di questa stagione. I suoi 1.517 minuti sintetizzano il sacrificio di tutti. Lui ha dato l’anima, ha retto piloni ben più pesanti ed esperti di lui, ha retto le pressioni di allenamenti durissimi non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente. Un pilone che, all’esordio in serie B, ti gioca tutti quei minuti si è già guadagnato una fetta di paradiso. Per me è l’uomo della stagione, non ci sono dubbi. 9.

Infine, e non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta del capitano, c’è Giuseppe Pippo Peppe La Gatta Iacono. 21 presenze e 1680 minuti che, tradotto in italiano, vuol dire una sola assenza durante tutto il campionato (quella volta era infortunato ma è partito ugualmente con la squadra) e sempre in campo dal primo all’ottantesimo per tutte e 21 le partite in cui è stato schierato.
Per me è difficile parlare di Peppe perché per me è un fratello. In questi anni ho condiviso tutto con lui e so bene quanto sia stato difficile per lui, durante tutto il campionato, reggere il peso di sentirsi responsabile per ogni sconfitta, per ogni errore, al di là delle cose dette in spogliatoio. Dal punto di vista meramente sportivo la sua stagione è stata buona, qualche brutta partita l’ha anche giocata ma, nel momento in cui vincere era l’unica chance rimasta, Peppe ha tirato fuori tutto il meglio del suo repertorio risultando straripante. Nelle ultime giornate mi ha stupito tanto dal punto di vista della gestione dei ragazzi. Mi sarei aspettato un Peppe impaziente, irascibile, e invece è riuscito a trovare serenità e fare realmente il capitano. 8.

Ciccio, siamo alla fine, ma nel mio bicchiere ci sono ancora due dita di birra. Le vogliamo spendere due parole per gli allenatori che si sono avvicendati durante questa stagione.
Alessandro Dipasquale ha avuto il difficile di compito di confrontarsi, ad inizio stagione, con un progetto nuovo e ha dovuto lavorare sulla scelta dei giocatori. Peppe e Andrea hanno ridato coesione allo spogliatoio, maggiore coinvolgimento di chi aveva giocato meno e freschezza al gioco. L’arrivo di Vinti ci ha dato, oltre a stabilità in mischia, la spinta giusta a livello mentale.

E adesso non possiamo lasciarci senza dire qualcosa sui dirigenti.
Sui dirigenti ti faccio un discorso generale e ti dico solo che abbiamo un grande potenziale. Già questo anno abbiamo cambiato marcia su molti temi in cui prima eravamo “lenti”. Adesso siamo di più come numero, c’è un gruppo di genitori coeso, che è lo zoccolo duro del “nuovo” Padua, e mogli e fidanzate sempre pronte a dare il loro indispensabile contributo, un direttivo “operaio” e, diciamocelo, ci siamo anche Loretta tu ed io che due o tre cosette le abbiamo fatte, sempre birra in mano e sorriso in bocca però

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