Gran Bretagna: Doping e internet, c’è un problema nel rugby

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La voglia di emergere, di diventare campioni, personaggi. La facilità di accedere a sostanze vietate, grazie a internet. Un binomio pericolosissimo e che rischia di esplodere in Gran Bretagna (e non solo, ndr.), dove l’uso di sostanze dopanti da parte dei rugbisti juniores è in aumento, come afferma Andy Parkinson, chief executive uscente dell’antidoping della Regina.

L’esperto, infatti, ha dichiarato che la corsa al primo contratto professionistico da parte dei rugbisti juniores è la prima causa dell’aumento dell’uso di sostanze dopanti nel rugby. Una cultura che si mixa pericolosamente a quella dell’immagine, con la voglia dei giovani di essere forzatamente ‘belli’, cioè muscolosi. “La disponibilità di sostanze su internet cresce di giorno in giorno e oggi puoi riceverle a casa in 24 ore. Rendendo la cultura del doping più ‘facile’, con le sostanze illegali che possono venir acquistate comodamente sul divano mentre si guarda la tv” ha dichiarato Parkinson.

In Gran Bretagna il rugby è lo sport con le più alte percentuali di dopati nello sport e, come dice Parkinson, sono soprattutto i giovani quelli più a rischio. Una spada di Damocle che si è evitato di guardare troppo a lungo, con lo sguardo fisso a terra. Ma ora, qualcuno, inizia ad alzare lo sguardo e proprio la Rfu, la Federazione inglese di rugby, ha dato il via a una ricerca per capire la reale portata del doping nel rugby. Forse, però, è già troppo tardi.

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Rugby Inghilterra | E’ allarme doping tra i giovani é stato pubblicato su rugby1823 alle 08:00 di 2 dicembre 2014.