Gianluca Guidi e Filippo Frati, parole e idee tra Challenge Cup ed Eccellenza

ph. Alessandro Tessari

Da una parte ci sono i Bucharest Wolves che aspettano Calvisano, dall’altra i Tbilisi Caucasians che se la devono vedere con Rovigo. Obiettivo delle quattro squadre sono i due pass per gli ultimi posti disponibili nella nuova Challenge Cup mentre lo sfondo è l’incertezza (e le polemiche) di una terza coppa europea prevista ma non organizzata e il cui futuro è ancora da decifrare.
Romeni e georgiani com’è noto sono due selezioni, cosa che ha fatto arrabbiare non poco il presidente federale Gavazzi, che possono schierare entrambe una manciata di nazionali. Formazioni ostiche, decisamente temibili se riescono a giocare al loro meglio, che fanno di potenza e fisicità le loro armi migliori.
Calvisano e Rovigo giungono quindi al loro primo impegno ufficiale della stagione tra molte incertezze ma i due tecnici non lo danno a vedere. Abbiamo contattato infatti Filippo Frati (con lui ci sarà ancora Andrea De Rossi, che poi si trasferirà alle Zebre dopo la gara di ritorno di questi spareggi per ricoprire il ruolo di team manager) e Gianluca Guidi e abbiamo posto loro domande molto simili nell’immediata vigilia del primo impegno europeo delle loro squadre e con loro abbiamo parlato anche dell’Eccellenza e della stagione che sta per iniziare. Ecco le loro risposte.

BUCHAREST WOLVES – CALVISANO: 20 settembre ore 21, Bucarest
GIANLUCA GUIDI
Quello con i romeni è il primo impegno ufficiale dell’anno, come ci arrivate?
Arriviamo a questa sfida attraverso una preparazione giusta, i ragazzi dal 24 Luglio (data di inizio della nostra preparazione) hanno lavorato bene, si sono presentati tutti in ottima forma e tutti i test effettuati lo dimostrano. Abbiamo sostenuto tre amichevoli dalle quali abbiamo tratto informazioni interessanti.

Cosa sapete dei vostri avversari?
Dei nostri avversari sappiamo che sostanzialmente si presentano con la squadra nazionale, visti i convocati, a cui vanno aggiunti quattro stranieri. Attraverso l’eventuale partecipazione alla Coppa Europea intendono preparare il prossimo Sei Nazioni gruppo B, appuntamento che per i rumeni riveste un’importanza capitale nell’anno dei mondiali.

Giocherete appunto contro una selezione, cosa che nelle ultime settimane è finita nel mirino del presidente federale. Trovi corretta questa presa di posizione?
Penso che la presa di posizione della Federazione Italiana Rugby nella persona del suo Presidente sia un atto dovuto a tutela dei club italiani, che sostanzialmente è il ruolo che ogni federazione dovrebbe tenere nei confronti delle società associate.

L’Eccellenza è dietro l’angolo: che torneo ti aspetti?
Il campionato secondo me si presenta incerto e duro come al solito. Alla luce di acquisti e cessione sicuramente Mogliano e San Donà sono quelle che si sono rafforzate di più, ma la regina del mercato, come ormai ci ha abituato da anni, è senza dubbio il Rovigo che ad una rosa già molto competitiva ha inserito quattro acquisti molto prestigiosi e di grande qualità che faranno fare alla compagine rossoblu un’ulteriore passo in avanti, come del resto le amichevoli estive lo hanno già dimostrato.

Quali le protagoniste?
A mio avviso le protagoniste della corsa per i primi quattro posti saranno Rovigo Mogliano, Calvisano, Petrarca Padova, Fiamme Oro, San Donà e Viadana.

Le tossine della finale persa a fine maggio con Calvisano, con le relative polemiche, sono scomparse?
Quando affronti Rovigo lo metti in conto, una città che vive in maniera così viscerale il rapporto con la squadra che gioisce e soffre accanto ai giocatori, dove nei bar si parla e si palpita per la squadra di rugby… io ho enorme rispetto per questa grande città e popolo di rugby. Per la mia squadra e per me è un grande privilegio sfidare i rossoblu.

ROVIGO-TBILISI CAUCASIAN, 20 settembre Rovigo ore 16
FILIPPO FRATI
Quello con i georgiani è il primo impegno ufficiale dell’anno, come ci arrivate?
Abbiamo appena terminato le otto settimane di preseason, un periodo nel quale abbiamo svolto un lavoro enorme sotto il profilo sia fisico che tecnico-tattico. I ragazzi hanno dimostrato grande professionalità lavorando con abnegazione ed entusiasmo, ricominciare praticamente con lo stesso gruppo di un anno fa ha facilitato il compito dello staff, ormai parliamo tutti la stessa lingua, i nuovi si sono inseriti in fretta e c’è una grande unità di intenti per raggiungere gli obiettivi stagionali. Le verifiche sostenute in questo periodo hanno confermato che siamo sulla strada giusta e che stiamo lavorando bene: mi riferisco alle amichevoli disputate contro Treviso, Zebre e il Trofeo Pedrini.
Arriviamo quindi a questa importantissima sfida con lo spirito giusto, coscienti che abbiamo una grande opportunità per rientrare nell’Europa che conta e che ce la giocheremo fino in fondo.

Cosa sapete dei vostri avversari?
Sappiamo che affronteremo una selezione allestita con i migliori 30 giocatori del campionato georgiano, un sorta di Super 10. Di questi 30 un blocco di 13 arrivano dai Lelo Saracens e 8 sono nel giro della nazionale, sei dei quali (i numri 6,7,9,11,14,15) hanno affrontato la nostra Nazionale Emergenti lo scorso giugno alla Tbilisi Cup. Abbiamo analizzato tutte le partite giocate dalla Georgia in quel torneo e per questo ringrazio Andrea Cavinato e Luca Sisti che ci hanno gentilmente messo a disposizione tutto il materiale che avevano. Inoltre abbiamo visto qualche partita del campionato georgiano che è già alla quarta giornata, per cui abbiamo potuto farci un’idea del tipo di rugby che giocano.
Logicamente sono riferimenti che non ci danno certezze su come giocheranno sabato i nostri avversari, perché è una selezione quella dei Caucasians che mai ha giocato insieme prima d’ora. Lo stesso allenatore, Levan Maisashvili, non era lo stesso che ha allenato la Georgia alla Tbilisi Cup. Di certo saranno molto fisici, cercheremo di tenere alta l’intensità e il ritmo di gioco, ricordando che come nei playoff scudetto sarà una partita di 160 minuti e sabato a Rovigo giocheremo solo il primo tempo.

Rovigo affrontauna selezione, cosa che nelle ultime settimane è stata aspramente criticata dal presidente federale…
E’ una posizione corretta. E’ vero che Bucarest partecipa da ormai più di 10 anni alla Challenge Cup con una selezione (Oaks, Wolves, ecc) ma il presidente ha giustamente osservato che se è da anni che sbagliano, perché continuare a farlo? Anche perché quando anche l’Italia ha chiesto di partecipare con selezioni territoriali gli è sempre stato risposto che le squadre devono essere espressione di un club partecipante ad una competizione Nazionale…
Il problema della competitività delle squadre italiane in coppa è sempre esistito, ma si è particolarmente evidenziato con la nostra partecipazione alla Celtic League, un evento questo che ha portato i migliori 60 giocatori italiani a giocare nelle 2 franchigie e come se questo non bastasse, il numero degli stranieri utilizzabili dai club italiani è drasticamente calato dai circa 16/17 di inizio 2000, ai soli 4 attuali.
Se quindi andiamo a paragonare i risultati di questi ultimi anni delle italiane a quelli del periodo pre-Celtic League, direi che solo in pochissimi casi ci sarebbe da gridare allo scandalo, ma che in moltissimi altri ci sarebbe da congratularsi ed essere orgogliosi anche di sconfitte maturate però contro squadre che spendono in due settimane quello che i nostri club spendono in un anno.

L’Eccellenza sta per iniziare. Che torneo sarà?
Mi aspetto un torneo più equilibrato rispetto allo scorso anno soprattutto per le prime quattro posizioni. Tutte le squadre si sono rinforzate, ma lo hanno fatto particolarmente quelle che l’anno scorso non hanno raggiunto i play-off: mi riferisco a Petrarca, San Donà, Fiamme Oro e Lazio. Le vittorie ottenute su questi quattro campi, se arriveranno, avranno valore doppio perché ottenute contro dirette concorrenti per un posto ai play-off.
La mia speranza poi è sempre la stessa, ossia che si cerchi di proporre un rugby positivo. Spero che per noi allenatori la priorità sia quella di far giocare la propria squadra anziché di NON far giocare gli avversari, che si cerchi di velocizzare la ripresa del gioco anziché perdere inutilmente tempo, aumentare quindi il tempo di gioco effettivo e cercare di offrire uno spettacolo degno ai nostri tifosi.
In tutto questo la classe arbitrale può essere di grande aiuto: tolleranza zero verso chi non vuole giocare, invertire la tendenza che al momento vede più punizioni assegnate contro chi attacca (tenuto in ruck) rispetto a quelle assegnate contro chi difende (placcatore che non rotola e mani in ruck).

Le tossine della finale persa a fine maggio con Calvisano, con le relative polemiche, sono scomparse?
Calvisano la stagione scorsa ha disputato un campionato quasi perfetto, con una sola sconfitta maturata in pieno recupero a Mogliano in casa dei Campioni d’Italia in carica. Rovigo ha disputato una stagione straordinaria con due sole sconfitte, logico aspettarsi una finale combattuta e aperta fino alla fine come poi è avvenuto. Il grande rammarico di quella finale riguarda la grande sfortuna che abbiamo avuto con gli infortuni di Ngawini e Basson dopo pochi minuti e alcune sfortunatissime decisioni arbitrali. L’affetto dei tifosi nei giorni immediatamente dopo è stato di grande aiuto: perdere una finale in quel modo è stata una grande delusione, ma mi ritengo una persona molto positiva e il calore dei tantissimi tifosi che hanno speso tempo per scrivermi messaggi di conforto, mi hanno fatto sentire fortunato e privilegiato a svolgere il mio lavoro a Rovigo.
Siamo comunque ripartiti subito con tanta voglia e tanto entusiasmo, con lo staff tecnico abbiamo passato una settimana molto proficua a Grenoble, e con le idee molto chiare per una campagna acquisti praticamente perfetta portata a termine in sole due settimane.

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