Dopo Zebre-Ospreys: la soddisfazione di coach Andrea Cavinato

Una vittoria che proprio ci voleva. C’è soddisfazione nella parole di Andrea Cavinato, coach delle Zebre, al termine della battaglia contro gli Ospreys. E la convinzione di chi, insieme al suo staff, ha saputo far crescere questa squadra portandola ad avere un’identità di gioco che soprattutto nell’ultima parte di stagione è stata messa in campo.

Una vittoria importante e di buon auspicio. Nel corso dell’anno le Zebre sono cresciute, e questo resta
Non abbiamo mai pensato alla classifica, a cose al di fuori della crescita partita dopo partita. Sono veramente molto felice perché ci eravamo dati come obiettivo prioritario che il XXV Aprile diventasse un campo difficilissimo per tutti e in questi ultimi due mesi l’abbiamo dimostrato. Anche il rugby italiano è in crescita malgrado alcune situazione che non sono state a nostro favore in questo ultimo periodo. Il prossimo anno supereremo questo momento di impasse. Dobbiamo finire di remare uno contro l’altro, fermare i campanilismi. La cosa importante, però, è la crescita del rugby.

A fine primo tempo i commentatori di BBC Wales hanno parlato dei loro “replacements” Ospreys: Ryan Jones, Adam Jones… La verità è che Ferrarini ha avuto un impatto notevole e Palazzani ha risolto la partita
La panchina è il merito di chi la scorsa estate ha fatto la campagna acquisti rendendo la rosa delle Zebre con più competizione all’interno e se c’è competizione all’interno per un allenatore è meglio. Sapevamo che alcuni giocatori non avevano 80 minuti sulle gambe, ma molti hanno dimostrato che vogliono essere Zebre anche il prossimo anno.

C’è un dato tecnico che più avete allenato?
Avevamo studiato i loro movimenti, sapevamo di non dover dare spazio a Dan Biggar che altrimenti ci avrebbe creato problemi e avevamo visto che loro salivano molto velocemente con il 10 e il 13 e dovevamo quindi cambiare angoli di corsa tra questi due giocatori, provare a giocare sulla spalla esterna del 10 e poi all’interno. Ci siamo riusciti bene nel primo tempo, poi purtroppo al rientro in campo non abbiamo avuto la capacità di tenere alta la concentrazione. Vero che di fronte avevamo gli Ospreys.

Ancora due soft try concesse e un inizio ripresa senza concentrazione…
Avevamo risolto questa cosa entrando in campo e lavorando con gli scudi prima dell’inizio della ripresa. Dopo tanti minuti in spogliatoio devi avere la giusta capacità mentale che forse a volte manca. A Glasgow faremo così.

Quanto spinta può dare un XXV Aprile sempre così rumoroso?
Quando giochi con gente che si entusiasma, che urla e si alza in piedi tutto diventa più facile. Trovi motivazione in più, che solo il pubblico può dare. La squadra ha capito l’importanza di fare grandi prestazioni qui a Parma perché solo così puoi coinvolgere il pubblico e la città. Sono convinto che oggi la città abbia risposto in modo egregio e tutti abbiano capito la volontà delle Zebre di essere parte integrante del territorio e non una franchigia messa qui per giocare.

C’erano ragazzini di tante società del Nord Italia. Portarli a vedere certe partite non può che radicare questa squadra
Noi siamo la franchigia del nord ovest, non rappresentiamo Parma ma tutto un territorio che ha tanta voglia di rugby e di esempi per le proprie società. Questo è uno dei nostri compiti.

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