Dibattiti italiani: Amerino Zatta rilancia i Dogi. E, forse, se stesso

ph. Sebastiano Pessina

“I Dogi sono una priorità, si sta lavorando allo statuto”. Parole pronunciate dal presidente del Benetton Treviso Amerino Zatta e pubblicate dal Gazzettino che rilanciano il progetto di selezione veneta che nei mesi scorsi era stato messo sul tavolo dallo stesso presidente federale Alfredo Gavazzi e che però si è subito arenati per i tempi strettissimi in cui si stava lavorando: “L’errore è la fretta. Abbiamo agito su input esterni, i tempi erano troppo stretti. Ma si sa che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Quella dei Dogi è un’operazione completamente diversa da quella del passato. Non si tratta di mettere i giocatori a disposizione di una selezione ma di costruire una franchigia professionistica“. Zatta chiude ogni polemica con Rovigo e ricompata il fronte veneto: “Il Benetton è disponibile ad accompagnare il progetto nella fase di transizione, immettendovi la propria forza, le competenze tecniche e organizzative. Un paio d’anni potrebbero bastare. E quando i Dogi saranno in grado di reggersi sulle proprie gambe il Benetton tornerà nel campionato di Eccellenza».

Il numero uno biancoverde dice chiaramente che il rugby italiano sta attraversando un momento di difficoltà ma che non è il momento di fare polemiche: “siamo solo un vagone, ma stiamo agendo col massimo impegno per riorganizzare la società e allestire una squadra il più possibile competitiva. Qualche errore sarà inevitabile, ma fa parte del gioco”. Zatta fa sapere che la lettera che confermava la partecipazione del Benetton al Pro12 è arrivata solo il 6 di maggio, inevitabile e impossibile fermare le tante uscite di giocatori importanti.
Poi il saluto a Vittorio Munari, uno che – si dice – ha un carattere non facile: “Ricordo sempre le prime parole che mi disse Luciano Benetton al mio arrivo: se scegli di lavorare con un asino non avrai problemi con lui, ma farai poca strada. Se scegli invece un purosangue e sarai in grado di gestirlo, potrai andare lontano. Abbiamo scelto il purosangue e a Treviso abbiamo sempre cercato il meglio nei limiti del possibile”.
Poi una breve disamina dei mali del rugby italiana, che necessita di rinnovamento e di migliorare i settori giovanili: “Il progetto col quale due anni fa mi sono candidato alla presidenza della Fir, partiva proprio da questa priorità ma puntando su una formazione capillare di alta qualità diffusa sul territorio e che passava per la formazione dei tecnici. Lo ritengo ancora validissimo, anche se stanno andando avanti progetti diversi”. Parole che col senno del poi potremo leggere come il primo passo verso una nuova corsa alla presidenza FIR? Vedremo. Due anni sono lunghi, ma non tantissimo.

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