Coppa del Mondo 2015: tutti i vantaggi di chi non vi partecipa

Ospitare un Mondiale già non è una cosa da poco. Ma quello che la Federazione inglese sta sviluppando in questi mesi di avvicinamento va probabilmente oltre la semplice organizzazione. Ben Calveley, che è capo della sezione International and Public Affairs della RFU, ha recentemente dichiarato: “Consideriamo questo torneo non una competizione che riguarda solo l’Inghilterra, ma l’intera Europa. Vogliamo che i benefici arrivino a tutto il continente”. In concreto, è stato lanciato un programma, denominato UNITY Project e portato avanti con l’aiuto del Board, di Rugby Europe e di UK SPort, il quale ha proprio come obiettivo quello di esportare la conoscenza del rugby ad altri paesi . Ne sono stati individuati diciassette, tra cui Belgio, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Danimarca e Norvegia, dove sono stati avviati stage e programmi di gemellaggio: prima i rappresentanti dei diciassette paesi hanno fatto visita alla loro città gemella in Inghilterra, dove hanno appreso il modo di avviare e strutturare un club di rugby, e poi hanno ricambiato la visita portando in visita alle strutture rugbistiche del loro paese alcuni rappresentanti della RFU. Recentemente questi sono stati in Norvegia, dove hanno incontrato Jose Gorrotxategu, direttore tecnico della Federazione norvegese: “[Questi progetti] ti fanno capire che non sei da solo, ed è importante favorire lo sviluppo del rugby in queste zone”, ha dichiarato.

Anche il Rugby World Cup Trophy Tour,ovvero il giro attorno al mondo che sta facendo il trofeo intitolato a Webb Ellis, va nella direzione di rendere il rugby uno sport globale e il più diffuso possibile. La coppa, che nel gennaio 2015 arriverà anche in Italia, nel suo viaggio arriva in Madagascar, Kenya, Germania e Cina.

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