Benetton Treviso a trazione straniera e con panorami azzurri futuribili

ph. Adam Holt/Action Images

Una delle accuse che viene fatta al nuovo corso biancoverde è quello di aver fatto eccessivo ricorso agli stranieri: oggi sono 18 sui 40 giocatori in rosa, e secondo i rumors di mercato potrebbero diventare 19 con un pilone argentino che sarebbe in arrivo. Tanti, indubbiamente. Il presidente FIR Alfredo Gavazzi ha ripetuto come un mantra negli ultimi mesi che “le franchigie devono diventare la palestra della nazionale per giocatori, tecnici e dirigenti” e sicuramente non gradisce una pattuglia estera così numerosa, anche se finora non ha detto nulla in merito. Probabilmente i problemi con il club veneto che sono già presenti sul tavolo bastano e avanzano.
Dall’altra parte il club biancoverde ha sottolineato che la quasi totalità dei nuovi arrivi è comunque pensato in funzione azzurra: a parte tre casi (il figiano Seniloli, l’argentino Vallejos Cinalli e l’australiano Harden) l’intera truppa straniera che vestirà la maglia dei Leoni è potenzialmente equiparabile. Certo, tra tre anni, ma già a novembre – volendo – Jacques Brunel potrebbe convocare il sudafricano Meyer Swanepoel che bene ha fatto in Eccellenza, mentre per il neozelandese Dean Budd bisognerà attendere giugno.

Lo sappiamo, quello degli equiparabili è un tema che fa sempre storcere il naso a molti. Si chiede alle franchigie di essere il luogo in cui i giocatori italiani facciano il salto di qualità per poter vestire la maglia azzurra e quella degli stranieri equiparabili sembra a tanti una scorciatoia. Affermazione in parte vera e in parte no.
Intanto il problema è sotto, nella base di una piramide che non “produce” un numero molto ampio di atleti in grado di ambire alle franchighie. Zebre e Benetton Treviso sono il terminale di una filiera che ha molti problemi. Le Zebre un settore giovanile poi non ce l’hanno del tutto, quello biancoverde si ferma agli U18 visto che seconde squadre e accademie non sono consentite.
Non solo: il salto tra la nostra Eccellenza e il mondo celtico è alto, troppo alto, e quasi tutti gli atleti che arrivano dal campionato italiano faticano ad adattarsi alla nuova realtà dove è richiesta una crescita fisica e tecnica che necessita di tempo, cosa che allontana la maturazione di atleti – lo sappiamo benissimo, lo ripetiamo sempre – che “arrivano” con 2-3 anni di ritardo rispetto ai loro coetanei di altri movimenti. I nostri 20enni non sono come i 20enni francesi, irlandesi, gallesi. Per non parlare di quelli dell’emisfero sud.
Dice: sì, ma in Francia, Galles e Irlanda ragazzi di 19-20 anni spesso giocano titolari o quasi mentre da noi… Verissimo, ma il punto è proprio quel ritardo di cui parlavamo un attimo fa: se un 20enne italiano arriva in una franchigia non è comunque pronto per il Pro12. Non lo è fisicamente innanzitutto. Morisi, Campagnaro ed Esposito, per fare dei nomi, per un bel pezzo il campo l’hanno quasi visto con il binocolo. Treviso quest’anno ha messo sotto contratto alcuni dei nomi più interessanti dell’Eccellenza, ma bisognerà avere pazienza. La stessa che servirà anche alle nuove Zebre.

L’equivoco alla fine sta qui. Si chiede a Zebre e Benetton Treviso di coprire e risolvere le magagne e le criticità di un intero movimento, cosa che ovviamente non possono fare. Il Benetton Treviso rimane poi un club privato con legittimi interessi “privati”. La FIR da quest’anno compartecipa con un investimento importante ma il club veneto non è comunque una franchigia federale, i biancoverdi non sono le Zebre 2.
Gli stranieri: l’importante è che siano buoni, e questo lo dirà il campo. Se poi tra tre anni Albert Anae o Salesi Manu – due nomi a caso – a colpi di prestazoni sul campo si meriteranno la maglia azzurra c’è poco da fare gli schizzinosi. Anche perché lo fanno tutti, anche quei movimenti che hanno tradizioni, strutture e un numero di tesserati che noi non abbiamo.
Senza dimenticare che nonostante i 18 stranieri anche per la prossima stagione, quella del Mondiale, il Benetton Treviso fornirà almeno una dozzina di giocatori alla nazionale, le Zebre che pure hanno una truppa straniera molto più esigua qualcosa in più, ma non molto. Zebre, va ricordato, che sono invece nate con quel solo obiettivo. La nuova stagione ci porta forse a una situazione di “normalità” che non abbiamo invece vissuto in precedenza.

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