Affari italiani: Gavazzi, due anni di fallimenti ovali

alfredo gavazzi

Uno scollamento totale con la base, un movimento che naviga a vista ai livelli più bassi (minirugby, giovanili, Serie minori) e che a livello d’élite vede una crisi di risultati sportivi, d’interesse mediatico e di potere politico. Il primo biennio di Alfredo Gavazzi si è concluso in questi giorni, ma il bilancio è fallimentare. Ecco alcuni, veloci, appunti sparsi sul ‘dramma’ ovale italiano.

Nazionale: dopo un buon Sei Nazioni 2013, cioè a pochissimi mesi dall’elezione di Alfredo Gavazzi, l’Italrugby non indovina più nulla. Dal giugno 2013 a oggi un solo successo (contro le Fiji, soffrendo nonostante i cinque cartellini gialli presi dai figiani) e una serie infinita di sconfitte, compresa quella (storica) contro il Giappone. E a un anno dai Mondiali il rischio che il filotto si allunghi è reale, con troppi problemi che non hanno trovato risposta nel gruppo azzurro.

Pro 12: dopo la crescita degli ultimi anni, il caos organizzativo, l’aver trascinato fino a quest’estate il rinnovo del contratto con la Pro 12 e i conflitti palesi son Treviso hanno portato a un nuovo anno zero. Benetton è da ricostruire, e i risultati in campo si vedono, mentre le Zebre non mostrano segni di miglioramento. Sei partite, zero punti, cinque punti bonus dati agli avversari parlano da soli, soprattutto se si guarda a quei club, come Connacht, che con bilanci minimi stanno lottando al vertice.

Eccellenza: disinteresse generale, media assenti, qualità in caduta libera, club iscritti nonostante situazioni economiche insostenibili. Il massimo campionato italiano non è né carne né pesce, non è un campionato per far crescere i giovanissimi italiani, non è un campionato dilettantistico (in stile Scozia o Irlanda), ma non ha la capacità economica di essere un campionato professionistico. Vivacchia, non vive, forse sopravvive.

Champions Cup: la finale a Milano per Expo 2015 è scivolata via nel silenzio. Le capacità politiche della Fir prima di Gavazzi avevano permesso all’Italia di ottenere spesso più di quello che il nostro rugby meritava, ora – invece – si perde anche ciò che era già scritto. A livello internazionale l’Italrugby è oggi impresentabile e ha perso ogni peso politico.

Coppa Europa: a conferma di ciò il caos attorno alla terza coppa europea e alle qualificazioni alla Challenge Cup. Le decisioni vengono prese altrove, senza perdere neppure tempo a renderle note alla Fir. Decisioni che vanno in contrasto con quel che il presidente Gavazzi chiede. Ora la Fir ha alzato la voce, verrà ascoltata? Non ci scommettiamo.

Diritti tv: cartina tornasole del tracollo del rugby italiano in questi due anni è il vuoto ovale sulle tv italiane. Tolta la nazionale, sbarcata completamente su DMAX, non c’è nulla. Sky ha abbandonato quasi tutto, e a oggi non si sa chi trasmetterà (o se verranno trasmessi) la Guinness Pro 12, l’Eccellenza e le coppe europee, cioè i tornei dove partecipano franchigie e club italiani. Disinteresse totale e incapacità di vendere un prodotto già di per sé difficilmente vendibile risultano nel totale blackout tv.

E abbiamo parlato solo dell’alto livello del rugby italiano. Perché se si volge lo sguardo più in basso, alla base, al livello juniores, al minirugby, alle scuole la situazione è ancora più tragica. E anche a livello gestionale, da quel che risulta, la Fir rischia di chiudere per la prima volta in anni il bilancio 2014 in rosso. Tanti, troppi, soldi spesi. Per non ottenere risultati. Ma tutto va bene.

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Rugby Italia | Alfredo Gavazzi | Fallimento ovale é stato pubblicato su rugby1823 alle 12:00 di 21 settembre 2014.