Affari italiani: Coppe, o si fa l’Europa o si muore

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E’ iniziato il giorno più lungo per il rugby europeo. Dopo mesi di discussioni, litigi, ultimatum, rotture e diplomazia – infatti – oggi dovrebbe mettersi la parola fine della querelle delle Coppe europee, con la firma da parte di tutti del contratto che creerà la nuova European Champions Cup, che andrà a sostituire la Heineken Cup.

Un accordo ormai raggiunto da quasi tutti, con gli scogli legati ai diritti tv (leggi BT Sport e Sky Sports), alla meritocrazia (leggi qualificazione) e alla governance (leggi sciogliere l’Erc) superati a fatica nelle ultime settimane. A mancare, però, ora è la firma dell’Italia, con Alfredo Gavazzi che ha rinviato l’accordo all’ultimo.

Oggi, infatti, prima dell’incontro tra tutti i cosiddetti stakeholders europei a riunirsi saranno le quattro federazioni che compongono la RaboDirect Pro 12. Un incontro voluto proprio dalla Fir dopo che la suddivisione degli introiti europei aveva mostrato un gap tra l’Italia e le altre nazioni celtiche. I 20 milioni garantiti alla Pro 12 non saranno divisi in quattro parti uguali, ma l’Italia avrà 400mila euro in meno rispetto a Irlanda, Galles e Scozia. E se per le prime due (che sono competitive e hanno 4 club) il plus è accettabile, così non lo è – secondo Gavazzi – per la Scozia (che ha due club come l’Italia, ndr.).

Sarà questo il nodo da sciogliere nella prima riunione, prima di potersi sedere al tavolo europeo. E qui va capito se il braccio di ferro si protrarrà fino all’ultimo o se le parti troveranno un accordo. Chi farà un passo indietro? I soci celtici, che tratteranno l’Italia da socio paritetico, o l’Italia, che ammette il gap sportivo e politico che ancora la divide dagli altri. Una rottura è inimmaginabile, perché sarebbe un suicidio. Soprattutto per il rugby italiano.

Meno tesa dovrebbe, invece, essere la seconda riunione. Se tra le quattro celtiche sarà stato trovato un accordo, allora si dovrà solo ratificare ciò che è già stato deciso. Tre nuove manifestazioni europee, due d’elite (le ex Heineken e Challenge Cup, ndr.) e un torneo di qualificazione gestito dalla Fira e che coinvolgerà le nazioni emergenti (compresa l’Eccellenza italiana?). Una nuova governance, trasferita in Svizzera, in cui le Leghe avranno un peso specifico maggiore. E qui è l’unico problema reale da risolvere: che ne sarà dell’Erc, dei suoi dipendenti, dei contratti firmati e di tutta quella burocrazia legale che va risolta prima di dire addio al vecchio rugby europeo?

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Affari italiani: Coppe, o si fa l’Europa o si muore é stato pubblicato su rugby1823.it alle 10:45 di giovedì 10 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.