Abolita, sospesa o scontata? La tassa d’ingresso celtica, una gabella che non sparisce

ph. Sebastiano Pessina

Insomma, questa benedetta (si fa per dire) tassa d’iscrizione al torneo celtico si dovrà pagare sì o no? E quanto? Nonostante l’ottimismo diffuso negli ultimi mesi la situazione in realtà non è affatto rosea: qualcosa si dovrà pagare sicuramente, quanto però non è ancora possibile dirlo perché a oggi niente è stato deciso, tranne un sconto importante. Seguiteci.

“La tassa di tre milioni di euro l’anno pagata dalla Fir negli ultimi quattro anni per la partecipazione delle due squadre è stata ridotta a meno di un terzo. Per i primi due anni non pagheremo nulla, mentre per gli altri due abbiamo chiesto un finanziamento all’International Board. Se arriverà, anche quel terzo sarà quasi totalmente eliminato. Altrimenti la somma sarà comunque diluita nel tempo. La ritengo una grande vittoria”. Queste sono parole rilasciate dal presidente FIR Alfredo Gavazzi a Gazzetta.it lo scorso 6 marzo, qualche ora dopo l’annuncio del raggiungimento dell’accordo che consentirà a due squadre italiane di prendere parte all’avventura celtica anche per il quadriennio 2014-2018.
A OnRugby, il 18 febbraio aveva invece detto che “la nostra posizione è chiarissima da tempo: non pagheremo più la famigerata tassa d’ingresso da 3 milioni e contribuiremo alla torta con i diritti televisivi per quella stessa cifra. Saremo soci alla pari e quindi anche nella suddivisione dei contributi e della gestione del torneo”. Parole simili nelle due dichiarazioni, ma non uguali.
Sul Gazzettino di ieri la notizia che il board dell’IRB ha deciso di far slittare al 12 maggio la discussione, e quindi la decisione, sul contributo di 2,4 milioni verso la FIR. Il motivo sono le critiche avanzate dalle unions dell’emisfero sud: quel contributo figurerebbe infatti come un finanziamento allo “sviluppo del rugby italiano” e alcune federazioni ritengono che quei soldi, con quella motivazione, dovrebbero essere diversamente indirizzati.

La situazione quale è? Partiamo dal punto fermo che la tassa non è stata abolita. La “gabella” ha subito un forte taglio (due terzi circa: si passa da 3 a 1,2 milioni all’anno) ma c’è ancora e per l’intero quadriennio 2014-2018 il board celtico si aspetta dalla FIR 4,8 milioni di euro. Il presidente Gavazzi non vorrebbe pagare più un centesimo – lo ha sempre detto – ma qui siamo nel campo delle intenzioni, perché finora il numero uno FIR ha ottenuto “solo” un forte sconto. La sua idea è quindi quella di non pagare nulla per due anni e di versare i soldi dovuti nelle ultime due annualità, in parte coperti dai 2,4 milioni di euro di finanziamenti IRB di cui sopra. Su questo il board celtico non ha alzato barricate: l’importante è che nei quattro anni arrivi quella cifra, quando e come interessa poco.
Nel frattempo Gavazzi potrebbe continuare la sua battaglia per ottenere l’abolizione totale del pagamento o alla peggio rimanere sul gobbo della federazione 2,4 milioni (in pratica i 4,8 milioni meno il finanziamento IRB) circa da pagare, una cifra che probabilmente in federazione è considerata il minimo dei danni. Ma la situazione – lo ricordiamo – oggi non è questa.
Gavazzi ha insomma preso tempo, una mossa tutta politica e per nulla stupida, cercando di ottenere il meglio possibile dalla situazione contingente. Una mossa che però è al contempo un grande rischio perché i ritardi della decisione dll’IRB ingarbugliano il tutto e ora fino al 12 maggio non si saprà nulla. E non è affatto certo in quella data che il board dia il suo via libera alla richiesta presentata da Giancarlo Dondi, che in quel consesso si siede, con l’istanza che potrebbe anche essere bocciata (una fonte molto ben informata ha fatto sapere a OnRugby che le possibilità che il board dica sì sono di circa il 50%…). Cosa che sarebbe un vero guaio.

Se l’IRB dovesse dire no per Gavazzi sarebbe una sconfitta politica pesante, avendo appoggiato una strategia a una decisione che non solo non è stata ancora presa ma che potrebbe avere uno sviluppo totalmente diverso rispetto a quanto desiderato.
Non solo: la cosa potrebbe andare anche ad incidere nei contribuiti FIR per le franchigie celtiche. In caso di no dell’IRB potrà la federazione versare i 4 milioni annui ad entrambe le squadre come già annunciato dal presidente federale? Oppure in quel caso si tornerebbe ai 2,6 milioni di euro di qualche settimana fa? Il Benetton Treviso non ha mai fatto mistero di considerare quella cifra – la stessa corrisposta alle Zebre – come conditio sine qua non per la sua partecipazione al torneo celtico. Lunedì, quando le due parti si troveranno, Gavazzi metterà sul tavolo la cifra annunciata (ovvero i 4 milioni), non può fare altrimenti, ma i conti che finora ha fatto alla fine potrebbero non verificarsi. Lo si scoprirà solo a maggio e se il board dovesse ricusare la richiesta italiana la FIR sarebbe costretta ad riallocare risorse, ovvero a togliere quei 4,8 milioni da altre voci per andare a coprire il buco venutosi a creare.

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