7Sirs, la palla ovale nella Svizzera Italiana ha un retrogusto Eccellente

Pregassona, Viganello, Ambri Piotta, capitan Odermat. E’ la Svizzera, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo, di chi oggi ha tra i quaranta e i sessant’anni ed è cresciuto nel nord Italia e particolarmente in Lombardia a pane e televisione svizzera, che significava, insieme con Telecapodistria, il massimo per lo sport in televisione. Al contrario gli atleti svizzeri raramente si proponevano a livello assoluto (sci alpino a parte), non erano ancora i tempi di Federer e neppure quelli di un’organizzazione come quella di Alinghi in Coppa America.
Nel rugby la Svizzera oggi occupa il quarantacinquesimo posto, dietro alla Svezia e davanti alle Isole Cook, però sarà la casa organizzativa della prossima Champions Cup. A Lugano stanno lavorando alla propaganda del nostro sport, sfruttando la forza promozionale del rugby a sette, grazie al progetto legato ai 7 Sirs, acronimo per Svizzera Italiana Rugby Seven, nato dalla passione di un gruppo di amici guidato oggi dal presidente Alberto Stival: “Quando con Gianfranco (Viola, ex Tarvisium, Benetton e Casale ndr) abbiamo fondato il club a Lugano avevamo un sogno, ed è tuttora lo stesso: proporre qualcosa di complementare a quanto già c’era nel territorio (ossia i club di 15 del Lugano e del Ticino) puntando in alto, sfruttando i contatti di una vita di Gianfranco. L’ispirazione viene naturalmente da club come i Barbarians ma anche, per restare in Svizzera, da altri progetti sportivi come Alinghi: anche in quel caso si è riusciti a creare in una nazione come la Svizzera, senza grande tradizione nello sport di riferimento (la vela), un team fortissimo a livello mondiale collaborando con i migliori professionisti del settore, guarda caso proprio neozelandesi come nel rugby. Chiaramente noi non abbiamo disponibilità finanziarie come Bertarelli e i nostri sponsor sono tutte realtà locali, non ci sono multinazionali, ma per fortuna nel rugby e nel seven in particolare si può ancora fare qualcosa di buono senza spendere cifre esorbitanti. Ci abbiamo poi messo tanta passione e, spero, un po’ di organizzazione svizzera”.

La passione si è sviluppata in un progetto per il rugby a sette che abbraccia l’Italia, sia perché i tornei di riferimento sono Verona, Gussago e Roma, sia perché nei 7 SIRS giocano tanti che abbiamo imparato ad apprezzare proprio nelle squadre italiane, come Brendan Williams. E’ una squadra che in modo trasversale può ricevere il sostegno di tanti italiani, guardando i nomi e la provenienza di chi ha accettato l’invito proposto dal selezionatore Scott Palmer: il neozelandese Troy Nathan (oltre centro caps in Celtic League) e l’italiano Simon Picone (23 caps con la Nazionale italiana) il sudafricano di caratura internazionale DuRandt Gerber (Lazio Rugby), gli argentini Carlos Stodard (Tarvisium Ruggers) e Federico Michel (Rugby Perugia), il neozelandese Nick Thomson (già “all black” di seven) e del veloce australiano Jono Edwards (attualmente tesserato in Svezia). Questi gli stranieri d’Italia, in più Alex Morsellino e Roberto Bertetti (Petrarca Padova), Keanu Apperley (Viadana Rugby), Abou Souare (Cavalieri Prato), Sevian Daupi (Rugby Reggio) e Alberto Zorzi (Mogliano Rugby).

La squadra che partecipa all’attività seven è la vetrina professionale di uno specialità che può essere importante anche nella formazione del giocatore: “Il seven è l’essenza del rugby – afferma il petrarchismo Alex Morsellino – tutto è più accentuato, frenetico e ti allena molto a prendere decisioni velocemente visto che ti trovi in possesso della palla più volte che in una partita di rugby a 15. Lo considero un grande allenamento sia atletico che tecnico, avere la possibilità di giocare in una squadra competitiva come i 7 SIRS (che raduna molti giocatori di qualità) aiuta a rendere il gioco ancora più divertente ed appagante”. In aggiunta la squadra di stelle, fa da volano allo sviluppo dei progetti che sono l’obiettivo dell’associazione. Si fanno le cose seriamente, puntando alla promozione della pratica del rugby a sette, attraverso iniziative che permettono di legarsi al territorio e rivolte soprattutto ai giovani, come l’accordo con la federazione neozelandese: “ Grazie a Wayne Smith – dice Alberto Stival – abbiamo anche potuto siglare un accordo di collaborazione con gli All Blacks: offriamo una Scholarship a giovani talenti del seven e li ospitiamo per un mese in Svizzera, loro scoprono l’Europa e in cambio ci danno una mano a promuovere il rugby nella nostra regione. Infine ancora due cose: collaboriamo ogni anno con un’associazione non profit, dopo Emergency e la Croce Rossa quest’anno sarà il logo di SOS Villaggi dei bambini ad avere un posto d’onore sulle nostre maglie da gioco e ne siamo orgogliosi”.
Un gruppo da guardare con simpatia, quando a giugno troveremo i 7 SIRS nei tornei in giro per Italia del seven.

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