12 maggio 2014, il giorno in cui sparì la gabella celtica. O forse no?

Tassa celtica d’ingresso. Argomento che ha tolto magari non il sonno ma la serenità al presidente federale Gavazzi per parecchio tempo. E che ora torna d’attualità. Perché? Perché come scrivevamo lo scorso marzo non è ancora detto che quella gabella venga tolta, anzi, le possibilità che rimanga sono alte. Quello che finora ha ottenuto la FIR è un forte sconto, ma non certo la sua cancellazione come finora troppo spesso annunciato, forse spinti da troppo ottimismo: l’Italia 2,4 milioni complessivi per un quadriennio dovrà comunque pagarli. Se va bene. Se va male saranno il doppio.
A deciderlo sarà l’IRB la prossima settimana, il 12 maggio, quando il board deciderà se dire sì a un finanziamento da 2,4 milioni di euro richiesto dalla FIR tramite il suo rappresentante Giancarlo Dondi. Una cifra richiesta “per lo sviluppo del rugby” e che ha incontrato la forte opposizione delle federazioni dell’emisfero sud, Nuova Zelanda in testa, che non capiscono come una federazione del Sei Nazioni possa aver bisogno di altri soldi per sviluppare il movimento visti tutti i contributi di cui già gode. O meglio, non capiscono perché darli all’Italia e non a realtà ben più in difficoltà come le unions delle isole del Pacifico, ad esempio. In effetti.
Non ci resta aspettare il 12/13 maggio per capire quanti soldi l’Italia dovrà ancora sborsare per prendere parte al torneo celtico. E soprattutto quanti e quali dovranno essere i fondi da riallocare all’interno del bilancio FIR per coprire quei costi.
Per capire quale sia esattamente la situazione e seguire le tappe della vicenda vi riproponiamo alcuni stralci del nostro articolo del 15 marzo scorso:

Insomma, questa benedetta (si fa per dire) tassa d’iscrizione al torneo celtico si dovrà pagare sì o no? E quanto? Nonostante l’ottimismo diffuso negli ultimi mesi la situazione in realtà non è affatto rosea: qualcosa si dovrà pagare sicuramente, quanto però non è ancora possibile dirlo perché a oggi niente è stato deciso, tranne un sconto importante. Seguiteci.

“La tassa di tre milioni di euro l’anno pagata dalla Fir negli ultimi quattro anni per la partecipazione delle due squadre è stata ridotta a meno di un terzo. Per i primi due anni non pagheremo nulla, mentre per gli altri due abbiamo chiesto un finanziamento all’International Board. Se arriverà, anche quel terzo sarà quasi totalmente eliminato. Altrimenti la somma sarà comunque diluita nel tempo. La ritengo una grande vittoria”. Queste sono parole rilasciate dal presidente FIR Alfredo Gavazzi a Gazzetta.it lo scorso 6 marzo, qualche ora dopo l’annuncio del raggiungimento dell’accordo che consentirà a due squadre italiane di prendere parte all’avventura celtica anche per il quadriennio 2014-2018.
A OnRugby, il 18 febbraio aveva invece detto che “la nostra posizione è chiarissima da tempo: non pagheremo più la famigerata tassa d’ingresso da 3 milioni e contribuiremo alla torta con i diritti televisivi per quella stessa cifra. Saremo soci alla pari e quindi anche nella suddivisione dei contributi e della gestione del torneo”. Parole simili nelle due dichiarazioni, ma non uguali.
Sul Gazzettino di ieri la notizia che il board dell’IRB ha deciso di far slittare al 12 maggio la discussione, e quindi la decisione, sul contributo di 2,4 milioni verso la FIR. Il motivo sono le critiche avanzate dalle unions dell’emisfero sud: quel contributo figurerebbe infatti come un finanziamento allo “sviluppo del rugby italiano” e alcune federazioni ritengono che quei soldi, con quella motivazione, dovrebbero essere diversamente indirizzati.

La situazione quale è? Partiamo dal punto fermo che la tassa non è stata abolita. La “gabella” ha subito un forte taglio (due terzi circa: si passa da 3 a 1,2 milioni all’anno) ma c’è ancora e per l’intero quadriennio 2014-2018 il board celtico si aspetta dalla FIR 4,8 milioni di euro. Il presidente Gavazzi non vorrebbe pagare più un centesimo – lo ha sempre detto – ma qui siamo nel campo delle intenzioni, perché finora il numero uno FIR ha ottenuto “solo” un forte sconto. La sua idea è quindi quella di non pagare nulla per due anni e di versare i soldi dovuti nelle ultime due annualità, in parte coperti dai 2,4 milioni di euro di finanziamenti IRB di cui sopra. Su questo il board celtico non ha alzato barricate: l’importante è che nei quattro anni arrivi quella cifra, quando e come interessa poco.
Nel frattempo Gavazzi potrebbe continuare la sua battaglia per ottenere l’abolizione totale del pagamento o alla peggio rimanere sul gobbo della federazione 2,4 milioni (in pratica i 4,8 milioni meno il finanziamento IRB) circa da pagare, una cifra che probabilmente in federazione è considerata il minimo dei danni. Ma la situazione – lo ricordiamo – oggi non è questa.
Gavazzi ha insomma preso tempo, una mossa tutta politica e per nulla stupida, cercando di ottenere il meglio possibile dalla situazione contingente. Una mossa che però è al contempo un grande rischio perché i ritardi della decisione dll’IRB ingarbugliano il tutto e ora fino al 12 maggio non si saprà nulla. E non è affatto certo in quella data che il board dia il suo via libera alla richiesta presentata da Giancarlo Dondi, che in quel consesso si siede, con l’istanza che potrebbe anche essere bocciata (una fonte molto ben informata ha fatto sapere a OnRugby che le possibilità che il board dica sì sono di circa il 50%…). Cosa che sarebbe un vero guaio.

Il Grillotalpa

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